Le mille sfumature di un itinerario. Il racconto di Claudio Solimano, guida escursionistica e ambientale

Claudio Solimano

Cosa ti piace del tuo lavoro? «Tutto». E non si stenta a crederlo: quando parla della sua professione di guida escursionistica e ambientale della cooperativa Dafne (gestore dell’ufficio Iat del Comune di Rapallo), a Claudio Solimano brillano gli occhi. Parla ed è un fiume in piena. Lui, che ha percorso palmo a palmo i sentieri di Rapallo (mappandoli con le tracce gps) per  decine, centinaia di volte, ne parla ancora con stupore, meraviglia. Perché ogni volta si scopre qualcosa di nuovo.

Oggi Claudio è protagonista di Rapallo Outdoor. E questo è il suo racconto.

Quando hai deciso di diventare guida escursionistica?

«Ho iniziato sette anni fa seguendo un corso di formazione per guide all’Acquario di Genova-Museo del Mare. Ho iniziato accompagnando le classi delle scuole in visita al Parco di Portofino. Poi, quando se ne è presentata la possibilità, ho ottenuto l’abilitazione alla professione di guida ambientale escursionistica. Da allora mi sposto un po’ ovunque, dalle Cinque Terre al Parco dell’Antola e, naturalmente, nel Parco di Portofino e nel Tigullio».

Come è nata questa passione?

«Mi è sempre piaciuto camminare. E poi ho diversi interessi. Sono laureato in Geografia e appassionato di Storia, passione che sto coltivando anche in veste di responsabile del punto visite delle Batterie sul Monte di Portofino. A proposito: sai che esistono altre postazioni belliche della Seconda Guerra Mondiale sul territorio?».

Dove?

«Alcune proprio a San Fruttuoso di Camogli, oltre alle Batterie. Poi sul monte Castello, sulle alture di Rapallo: in prossimità del Castrum Rapallinum è ancora visibile la postazione per mitragliatrici. Anche sul Monte Pegge, sempre a Rapallo, dove si trova il rifugio Margherita, si notano ancora i resti di una postazione di avvistamento aereo. Tra l’altro, attorno a questo argomento si sta sviluppando un interesse sempre crescente dal punto di vista escursionistico, soprattutto all’estero. In Francia, Germania e Svizzera, per esempio, si organizzano escursioni guidate a rifugi antiaerei e siti analoghi. E il numero dei partecipanti è in continua crescita. In Italia siamo ancora indietro da questo punto di vista, anche se la pubblicazione di guide e libri sull’argomento sta iniziando a creare un certo interesse anche qui».

Come si sta evolvendo il settore escursionistico?

«Fino a non molto tempo fa, quando si parlava di escursionismo era sottinteso “in montagna”. Lo stesso Parco di Portofino non era così frequentato come lo è oggi. Poi si è sviluppata la cultura del camminare. Allora ha preso campo l’escursionismo all’interno di aree protette, parchi nazionali e regionali, sentieri in territori come il nostro. Ora, si cercano nuovi stimoli riferiti proprio a questi sentieri».

Quali?

«Oggi c’è maggiore consapevolezza: chi percorre un sentiero è alla ricerca di informazioni e curiosità: il “camminare” fine a se stesso non basta più e il desiderio è quello di vivere un’esperienza sotto diversi punti di vista. Un esempio è la Mulattiera per Montallegro, che può essere descritta sotto diversi profili: storico, ambientale, geologico, faunistico, ma anche riguardante gli insediamenti abitativi, naturalistici, perfino gli odori e i profumi che si respirano durante il tragitto. Può sembrare stravagante, ma l’interesse verso i percorsi olfattivi è in crescita, così come la richiesta di trascorrere la notte in tenda per ascoltare i rumori e i richiami degli animali. Io stesso mi stupisco di come lo stesso percorso possa assumere sfumature diverse pur percorrendolo centinaia di volte. Perchè ogni volta è diverso, anche solo per un aspetto: cambia la stagione, il clima, il tipo di vegetazione o di animali che si incontrano in un determinato periodo… E’ davvero affascinante».

Quanto è importante il mestiere di guida escursionistica in una società in cui, grazie ad internet, si ha a disposizione un surplus di informazione?

«Anzitutto l’informazione online va presa con le pinze, deve essere verificata. Poi c’è un altro aspetto importante, che vale per le guide, ma anche per altre figure professionali ed è impossibile sostituirlo con la tecnologia: il rapporto umano. La comunicazione non è univoca, avviene tra più persone. E queste persone condividono idee, opinioni. La guida interagisce con gli escursionisti, cerca di appassionarli, offre spunti per suscitare l’interesse. Ma anche la guida apprende qualcosa da chi accompagna in escursione, compresi i bambini, che spesso raccontano storie o particolari interessanti. Come dicevo prima, ogni percorso più essere vissuto con diversi punti di vista. Ecco perché consiglio di percorrere lo stesso itinerario più volte, ma con guide diverse: ogni guida ha il suo modo di raccontare il tragitto, ne conosce aspetti diversi e questo può far vivere l’esperienza in maniera più completa. Altro aspetto non secondario è la sicurezza: se ci si trova in situazioni poco piacevoli, ad esempio un temporale improvviso, la presenza della guida diventa molto importante».

Quale itinerario consigli agli escursionisti che chiedono informazioni allo Iat di Rapallo?

«Prima di tutto valuto il livello di allenamento ed esperienza. Se sono principianti o comunque turisti che prediligono concentrarsi sugli aspetti culturali rispetto al camminare a lungo consiglio senz’altro la salita al Santuario di Montallegro lungo la mulattiera, ricca di spunti storici, religiosi, culturali e ambientali. A chi è più pratico e predilige camminate più lunghe, suggerisco di percorrere gli anelli che partono dal Santuario: da un lato quello che porta alla Piana dei Merli e scende in località Sant’Agostino, dall’altro quello che raggiunge il Monte Castello. Ai più esperti e amanti delle lunghe camminate, consiglio l’itinerario che dal Santuario di Montallegro porta a Chiavari. Il mio preferito è però l’itinerario che collega il Santuario di Montallegro alla chiesa millenaria di Ruta di Camogli. Una volta l’ho proposto a un turista inglese: l’ha percorso e poi mi ha ringraziando dicendo di avere raramente camminato in sentieri così belli».

Cosa rende particolare la rete sentieristica di Rapallo e dintorni?

«La ricchezza di siti d’interesse. Abbiamo due Santuari, ruderi di grande fascino come Valle Christi e il Castrum Rapallinum. E ancora, mulattiere, le neviere in cui si raccoglieva il ghiaccio, le antiche vie del Sale, il museo della civiltà contadina. Come dicevo prima, gli spunti sono molteplici al di là del camminare in un contesto paesaggistico già bellissimo di per sé».

Quali progetti stai seguendo per conto dello Iat di Rapallo?

«Negli ultimi tempi ho messo a frutto la mia laurea in Geografia mappando la rete sentieristica con con il gps e  riportandola su carta con un programma apposito, con relative ombreggiature, colori, aggiunta dei segnavia. Un lavoro lungo, che rientra nel progetto “Salita a Montallegro”. La mappa si focalizza in particolare sulla mulattiera per Montallegro e sugli anelli che partono dal Santuario. Verrà riportata sul lato di una cartina a strappo, mentre sull’altro lato verranno inserite informazioni sul Santuario di Montallegro e sugli itinerari in italiano e in inglese. Il formato “a strappo” è stato scelto per la comodità: si può ripiegare e portare facilmente con sé. Spero che il lavoro possa essere ultimato quanto prima».

Cartina Rapallo

La mappa degli itinerari di Rapallo (in fase di ultimazione) realizzata da Claudio Solimano

 

 

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