C’erano una volta i Pilastri della Terra: i ruderi del Cenobio di San Tomaso sul sentiero per il monte Orsena

cenobio s.tomaso

Avete presente la trama de “I pilastri della terra”, il best seller di Ken Follett? La storia ruotava attorno alle vicissitudini che portarono alla realizzazione di una nuova cattedrale. Nella storia che vi raccontiamo oggi, l’epilogo è esattamente l’opposto. Siamo attorno al 1582, nel nucleo abitativo di Santa Maria del Campo, frazione di Rapallo. Incontriamo un gruppo di abitanti della zona. Contadini, per lo più. Hanno in mano dei picconi. Si avvicinano ad una costruzione in pietra immerso nel verde della collina. Un edificio religioso, nel tipico stile romanico.

Gli uomini avvicinano gli attrezzi alle pareti in pietra. E iniziano a colpirle. Tum, tum. Le pietre cadono a terra sotto i colpi dei picconi. Per fortuna, però, gli uomini non completano il lavoro. Le fondamenta dell’edificio e parte delle pareti restano in piedi. E, miracolosamente, resistono alle intemperie fino ad oggi.  Questo è quello che rimane dell’antico monastero cistercense noto come l’antico Cenobio di S. Tomaso. Fondato con ogni probabilità intorno al 1161, si sviluppava su due navate distinte: una caratteristica architettonica che lo rendeva molto raro in Italia e testimonia l’antica usanza medievale che vedeva gli uomini partecipare alle funzioni religiose separatamente rispetto a donne e bambini. Successivamente la chiesa divenne succursale della Parrocchia di Santa Maria del Campo, e per anni non vi venne celebrato più alcun rito religioso. Nel 1597 l’Arcivescovo di Genova Matteo Rivarola, durante la sua visita a Santa Maria del Campo, ordinò quindi di distruggere la chiesa, ormai sconsacrata, oppure di restaurarla a spese del popolo. Il popolo però non riuscì a restaurare il monastero per mancanza di risorse: iniziò quindi la demolizione. che per fortuna non avvenne in toto ed oggi ne restano le testimonianze storiche e architettoniche.

Ricordi di un tempo lontano che emergono dai pochi ruderi, scheletri in pietra semi nascosti dalla vegetazione, la silhouette che risalta nella luce di un caldo pomeriggio di fine agosto.

Un cancello limita l’accesso ai ruderi – visibili quindi da una certa distanza – che si incontrano lungo l’itinerario escursionistico che dall’imbocco di via San Tomaso sale fino alla Croce di Spotà (monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale) e da qui al Santuario di N.S. di Caravaggio. Noi consigliamo però di percorrere il tragitto a ritroso (meno faticoso, perché la salita al Santuario lato Santa Maria del Campo è piuttosto ripida), partendo dalla Chiesa Millenaria di Ruta di Camogli e raggiungendo il Santuario di Caravaggio lungo il tratto dell’antica Via del Sale,  itinerario che vi abbiamo raccontato qualche tempo fa (link:   Da Ruta a Caravaggio ). Dal Santuario sul monte Orsena (vegetazione e condizioni del sentiero permettendo) si scende poi lungo la mulattiera che, attraversando alla costa di Benna, raggiunge la Croce di Spotà e scende a valle costeggiando, appunto, i ruderi di San Tomaso.

     Arrivederci al prossimo racconto!

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