Passione trekking: il fascino segreto dei luoghi dimenticati

Golden

In rifugio si fanno piacevoli incontri: ecco Marco con un simpatico amico a quattro zampe!

 

A metà degli anni ottanta mio zio Nino, capostazione ed amante della montagna, piantò due alberi sulle alture di Rapallo, dando loro il mio nome e quello di mia sorella, Marco e Diana.

Credo si trovino dalle parti del santuario di Caravaggio, ma non ho mai saputo precisamente dove.

E’ passato molto tempo da allora, ed il mio amore per la montagna è cresciuto con gli anni, di rifugio in rifugio. Chi ama la montagna misura gli anni in rifugi, e le persone in base all’attitudine ad andare verso l’alto.

Non esistono chiacchierate più semplici e spontanee di quelle che avvengono sui sentieri, “da dove arrivi”, “che giro fai”, “avete trovato neve su quel tratto”. Questo mi stupisce ogni volta: è talmente raro rompere la barriera dello smartphone, trincerati dietro al bavero del cappotto, sul malinconico 2 diretto a Piazza Bausan o sull’energica 92 strapiena di gente tra Lancetti e Centrale.

Tutti noi montanari abbiamo avuto grandi rivelazioni spingendoci (a qualunque età) sulle vie normali oltre i tremila, solo con le nostre gambe, per abbracciare una croce di ferro e guardarci intorno stupiti.

Ho capito molto di me stesso, di come sono fatto, stando seduto ad ascoltare il rombo notturno del gigante di pietra, il Monviso, trattenendo il fiato in ascesa verso le batterie dello Chaberton, o con il cuore che esplode di gioia attraverso il Tioga Pass, tra sequoie e cuccioli di orso bruno.

Eppure, la natura più profonda del mio amore per la montagna appartiene ai luoghi dimenticati, ai sentieri battuti dagli appassionati e dalla gente del luogo. Sono i luoghi dover ritrovo la vera bellezza, non artefatta dalle strutture ricettive, dalle comodità per turisti, dai ripetitori telefonici e dagli impianti di risalita; luoghi in cui il tempo sembra essere sospeso.

Durante l’ascesa solitaria al Pizzo Coca, il re delle Orobie, i grandi stambecchi mi guardavano incuriositi, con l’aria di deridere il mio andamento incerto sulle pietre appuntite. E, dopo una notte al rifugio Curò, sono rimasto di sasso guardando “il salto” di 315 metri delle cascate del Serio.

Nel parco Naturale della Val Grande, la più estesa zona selvaggia d’Italia, seguendo il percorso dei partigiani lungo il rio Pogallo, ho incontrato le tracce indelebili dei rastrellamenti nazifascisti. Il parco è una “riserva naturale integrale” dove il bosco si riappropria dei propri spazi con una forza inarrestabile, divorando lentamente le case e le segherie abbandonate, in un’atmosfera unica e spettrale.

Una sera, salendo al rifugio Questa, nel parco delle Alpi Marittime, fui sorpreso da un forte temporale. Dopo un’ascesa ripidissima sotto la pioggia torrenziale, mi sentii indistruttibile. A cena, sedetti a tavola con una coppia di ottantenni che avevano fatto il mio stesso percorso. Bevemmo vino e grappa ed io andai a dormire quasi subito –stanco morto, sfinito- mentre loro giocavano a carte, giù di sotto.

Questi e molti altri sono i luoghi della mia vita, in cui si conserva intatta la durezza ed il fascino della montagna.

Allo stesso modo amo i sentieri del Tigullio, che sono i miei “luoghi dimenticati”.

Anche se non hanno il colpo d’occhio supremo dei percorsi delle Dolomiti, o il rigore severo delle Orobie, ci permettono di guardare il mare da una prospettiva diversa, meno affollata, più riflessiva.

Ci sono tanti percorsi da raccontare, un giro ad anello a Chignero, una passeggiata oziosa da Rapallo a Zoagli passando per Sant’Ambrogio, i sentieri “perduti” sopra al “campo da Golf” poco oltre le ultime case.

Dai nostri crinali si guarda giù, e si ha sempre il dubbio di quale “frazione” sia quella lì sotto. Si cammina pestando i piedi in un fuggi fuggi di lucertole, facendosi strada tra la vegetazione lussureggiante, e ci si stupisce come il bosco possa assorbire l’afa ed i rumori della città e dei cavalcavia dell’autostrada.

E’ tutto lì a portata di mano, come quelle piccole cose che spesso diamo per scontate.

Nei giorni d’estate, quando tutti sono in spiaggia, mi capita di salire a Caravaggio alla ricerca dei miei alberi. Mi siedo sulla panca di legno e sto fermo lì per un bel po’, con la sensazione di ricongiungere per un attimo quel contatto che, in qualunque altro luogo del mondo, è perduto per sempre.

Marco D’Oro 

Luoghi citati:

http://www.rifugiosella.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Batteria_dello_Chaberton

https://www.myusa.it/parchi-nazionali-usa-stati-uniti/271-parco-nazionale-yosemite/tioga-pass-road.html

http://www.antoniocuro.it/it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Cascate_del_Serio

http://www.parcovalgrande.it/

http://www.rifugioquesta.it/

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