Il piacere di camminare…fermandosi

Già. Sappiamo che, durante l’allenamento, non dovremmo avere distrazioni. E i più ligi al dovere, sicuramente non si pongono problemi: app che traccia percorso e velocità (taaaaaac), cuffiette e musica che tambureggia nelle orecchie per dare il ritmo (taaaaaaaac), e via, pronti non a tentare di sopravvivere in un monolocale di 2 metri per 2 come Renato Pozzetto ne “Il ragazzo di campagna”, ma a macinare chilometri.

Però ammettiamolo: è difficile. Perché in certi casi, è impossibile non fermarsi, catturati da un tramonto mozzafiato, da un particolare che ci attrae, da un panorama, a volte anche dal richiamo di qualche animale.

Succede a chi cammina in montagna, nel momento in cui si resta incantati con lo sguardo che si perde sulle vette innevate. E si prova quella sensazione incredibile, quella sorta di stordimento che che va dall’inebriamento, quella sorta di ubriachezza da altitudine in cui l’area tersa svuota la mente alla realizzazione di quanto siamo infinitamente piccoli di fronte alla maestosità della natura,

Succede a chi fa trekking o mtb a ridosso della costa: dove i profumi della macchia mediterranea si intrecciano a colori talmente intensi che i penetrano dentro: anche quando il tempo non è dei migliori e l’umiltà penetra nelle narici assieme agli odori  pungenti del sottobosco.

E’ successo anche ieri: Rapallo, sentiero, prato, e all’improvviso il profumo che proviene da un cespuglio di gigli di campo, che si stagliano con le colline e il cielo azzurro a fare da sfondo. Un lampo, estemporaneo, di meraviglia. Ma tutto da godere fino in fondo. Ed è impossibile farlo, se non fermandosi per quella frazione di secondo che vale un momento di vero piacere.

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