Un progetto di promozione comprensoriale? Si può, ma bisogna volerlo e sognare assieme! Parola di VisitMonterosa, efficace iniziativa di promozione turistica tra Valle d’Aosta e Piemonte

 

“L’unione fa la forza”, dice il detto. Già: che la collaborazione, per raggiungere un determinato obiettivo, sia molto spesso una scelta più efficace della competizione, sembra scontato. Ma così non è. In un’epoca fortemente condizionata da spinte individualistiche, dove l’“io” prevale sul “noi”, il lavoro di squadra rimane spesso una chimera. Succede, ad esempio, nell’ambito della promozione turistica. Succede, in particolare, nel Tigullio (Levante ligure) dove a tanti buoni propositi non è – almeno per il momento – seguita un’azione sinergica, un progetto di marketing territoriale condiviso. Eppure, superare quel muro in apparenza insormontabile chiamato campanilismo si può. Lo sanno bene nel comprensorio del Monte Rosa, angolo di paradiso tra la Valle d’Aosta e il Piemonte dominato dal grande massiccio innevato. Del progetto “VisitMonterosa”, realtà operativa dal 2017, abbiamo già parlato in un articolo precedente, basandoci sull’esperienza vissuta durante le nostre vacanze estive – all’insegna del trekking – in Val d’Ayas (ecco il link all’articolo: https://rapallooutdoor.it/2019/10/09/turismo-outdoor-e-marketing-territoriale-lesempio-virtuoso-del-comprensorio-del-monte-rosa-valle-daosta/).

Grazie alla disponibilità dello staff, abbiamo potuto approfondire quelle che sono state le tappe di realizzazione del progetto di promozione e quali sono i vantaggi, in questo preciso momento storico e sociale, di puntare su progetti comprensoriali, che uniscano e non dividano, che rendano le peculiarità di una località un punto di forza per l’intero territorio, che valorizzino l’identità dei luoghi e portino le persone a volerne scoprire le caratteristiche vivendoli in prima persona. 

Ecco l’intervista! 

Quando e perché è nata l’idea di creare il brand VisitMonterosa e le attività ad esso connesse? 

«L’ idea di creare una comunicazione condivisa tra le varie aree relative alla destinazione turistica del Monte Rosa nasce nel 2016 perché, dopo un’accurata ricerca, avevamo notato che la chiave di ricerca più utilizzata fosse “Monte Rosa”. Da quel momento abbiamo iniziato a ragionare sulla possibilità di creare il progetto di una destinazione turistica con obiettivi comuni per cavalcare questo trend. Ad oggi il progetto coinvolge due aziende di fune (Monterosa SpA e Monterosa 2000) ed i consorzi del territorio tra Piemonte (Valsesia) e Valle d’Aosta (Valle di Gressoney, Val d’Ayas, Valle di Champorcher)».

 Avete incontrato difficoltà nel realizzare l’iniziativa?

«Sarebbe una menzogna rispondere di no, le difficoltà ci sono state. All’inizio molti dei muri che abbiamo dovuto superare sono stati dettati dal campanilismo. Siamo riusciti ad oltrepassare questo problema solamente grazie al fatto che una parte delle persone ha compreso che il turismo si costruisce non pensando solo a “quanto verde sia il proprio orticello” ma collaborando per sognare, e quindi creare, qualcosa di più grande».

 Dal momento in cui è stato creato il portale ed è iniziata la comunicazione di VisitMonterosa, avete notato un incremento nelle presenze turistiche sul territorio di riferimento?

«Sinceramente è difficile riuscire a quantificare quanto il progetto abbia impattato in questo ambito. Possiamo dire che sia gli impianti che gli alberghi hanno aumentato il fatturato e quindi, dati alla mano, i flussi di persone sono cresciuti. Rimane comunque difficile sostenere con certezza che sia merito solamente della comunicazione condivisa. Probabilmente è tra gli elementi che hanno favorito il processo di crescita».

Quanto è importante il supporto delle istituzioni (Comuni, Regioni…) per dare vita a un’attività di questo tipo?

«Il supporto delle istituzioni è fondamentale perché senza non si ha credibilità, forze economiche e politiche». 

Quali sono i principali cambiamenti che avete notato negli ultimi anni a livello turistico (target, durata dei soggiorni, richieste da parte dell’utenza…) e quali strategie/politiche turistiche è stato necessario adottare di conseguenza?

«In realtà noi siamo partiti dall’analisi del nostro pubblico e abbiamo notato che, a fianco agli esperti e agli appassionati sportivi, anche le famiglie sceglievano il Monte Rosa per trascorrere le vacanze invernali o estive. Il nostro linguaggio è quindi molto semplice, spieghiamo i termini più tecnici per permettere a tutti di comprendere i messaggi. Il turista, l’appassionato di montagna o il tecnico alla fine cercano la stessa cosa: esperienze da vivere e da raccontare. La nostra comunicazione punta a quello. Il singolo territorio poi attua politiche e accorgimenti indipendenti in base a ciò che succede in quei luoghi».

Nel panorama turistico odierno, le bellezze paesaggistiche di un territorio sono sicuramente fondamentali, ma non più sufficienti per attirare nuovi turisti. Quali sono, secondo voi, gli altri elementi da cui non si può prescindere?

«Sicuramente bisogna curare i servizi e creare esperienze guidate che accompagnino le persone a scoprire le bellezze del territorio e la sua cultura».

Turismo esperienziale, marketing territoriale, eco-turismo: argomenti sempre più in voga negli ultimi anni. Quali sono, in riferimento a questi concetti, i punti di forza della vallata su cui VisitMonterosa punta in maniera particolare?

«Il bello del nostro territorio è la sua vastità e la sua diversità. Come dicevamo non è presente una sola vallata. Il Monte Rosa è un comprensorio composto, ad oggi, da quattro valli dislocate in due regioni differenti (Piemonte e Valle d’Aosta). Ogni valle, in questo senso, si muove secondo le sue caratteristiche e le sue possibilità. Per noi è fondamentale salvaguardare queste differenze. Per quanto riguarda il lato piemontese possiamo segnalare di due progetti portati avanti da Alagna (Valsesia): Plastic Free, per cercare di ridurre il consumo della plastica, ed un piano sviluppato con il FAI. Scavallando in Valle d’Aosta, il focus si sposta in altri ambiti. La Valle di Champorcher ha iniziato una collaborazione con il Parco del Mont Avic per valorizzare e promuovere questa oasi naturale, la Valle di Gressoney punta sull’outdoor, sugli sport e sulla cultura Walser. Se invece si vuole visitare un luogo che vuole sviluppare la mountain bike e i trekking di media durata, allora la scelta più adeguata sarà certamente la Val d’Ayas».

Vi siete rivolti in particolare modo al target femminile con la “Pink Experience”: come è nata l’iniziativa?

«Paola e Fulvia, dell’ufficio commerciale di Monterosa Ski, sono le ideatrici. Il progetto prende forma nell’estate 2018, un momento di passaggio perché il loro ufficio aveva dovuto traslocare in uno spazio davvero piccolo. Condividevano tutto: idee, sogni, malumori, paure. Spesso trascorrevano la pausa pranzo camminando lungo il ripido sentiero posto dietro l’ufficio. Col tempo si sono accorte che stavano migliorando, che il tempo impiegato e la fatica diminuivano. Era diventato un appuntamento che aspettavano perché dava loro nuova energia, aiutava a scaricare un po’ di nervosismo quando c’era e le faceva star bene.  L’idea di creare “Monterosa. Liberamente femminile” nasce da queste passeggiate, dalla voglia di portare altre donne a scoprire i luoghi che tanto amano lanciando loro qualche sfida. Si vuole dare un messaggio di libertà, di benessere e trasferire la voglia di mettersi in  gioco per migliorarsi.  Il passo successivo è stata l’organizzazione delle “Pink Experience”: attività outdoor in cui ogni donna potesse cimentarsi per migliorarsi, per imparare un nuovo sport, per trascorrere una giornata di divertimento e benessere, per essere un po’ più orgogliosa di sé. Grandi donne hanno accettato il nostro invito e sono diventate le guide e le istruttrici di queste attività: Laetitia Roux, pluricampionessa di sci alpinismo, Lisa Borzani, una vita dedicata alla corsa e al trail con all’attivo – tra le altre – due vittorie al Tor des Géants, Anna Monari, ingegnere che ha abbandonato il lavoro da ufficio per dedicarsi alla montagna diventando guida alpina.  Sci alpinismo, trail, alpinismo e freeride sono gli ambiti scoperti fino ad oggi. L’intento del progetto è di promuovere uno stile di vita sano ed attivo da abbinare a un’alimentazione consapevole per raggiungere uno stato di benessere generale». 

 Nel territorio del Tigullio, riviera ligure di Levante, le visioni “campanilistiche” hanno sempre frenato una visione comprensoriale, anche e soprattutto dal punto di vista della promozione turistica. In base alla vostra esperienza, quanto è invece importante “fare squadra” in questo senso?

«La risposta, secondo noi, sta nelle dimensioni. Quello che non puoi fare da solo diventerà più facilmente raggiungibile con un progetto che includa persone, luoghi ed istituzioni diverse. Deve essere chiaro a tutti i membri coinvolti che il concorrente non è, nel caso del Monte Rosa, una delle valli del comprensorio ma, ad esempio, la Val di Fassa in Trentino o altri territori stranieri». 

 

Photo by: VisitMonterosa (Archivio Monterosa Ski)

Per maggiori informazioni: https://www.visitmonterosa.com/

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