Da Rapallo al Cile e ritorno, sull’onda delle sette note: la storia del Chiosco della Musica

Musica, sopra ogni cosa:
e perciò preferisci il ritmo impari
più vago e più solubile nell’aria,
senza nulla che pesi o che posi.

Paul Verlaine, “Arte Poetica”, 1874

 

In questo periodo eravamo abituati a vederlo circondato da grandi vasi di azalee coloratissime: la “Pasqua in Fiore”, a Rapallo, è sempre stata la cornice perfetta per una struttura già di per sé pittoresca. Quest’anno, per ovvi motivi, non sarà possibile passeggiare nei pressi del Chiosco della Musica e immortalare la volta affrescata, con il mare scintillante a fare da sfondo. Allora, è il momento giusto per dare sfogo alla fantasia e ripercorrere la storia di quello che è uno dei monumenti più particolari e interessanti della città. 

Inizio Novecento. Il piroscafo si allontana dalla banchina, le cime scivolano nell’acqua plumbea. Dal cielo cupo, che incombe sul porto di Genova, inizia a cadere qualche goccia di pioggia. La nave, lentamente, si allontana, lasciando dietro di sé una scia bianca, che inizia a poco a poco a diradarsi, a perdere nitidezza come i volti delle persone ferme sul molo, i fazzoletti che ancora si agitano in aria: il saluto di chi resta a chi sta per affrontare un lungo viaggio attraverso l’oceano. Affacciati al parapetto del piroscafo, uomini e donne, bambini e ragazzi agitano a loro volta le braccia. Le lacrime rigano molti dei loro volti, andando a confondersi con le gocce di pioggia. Il rimpianto di abbandonare la terra di origine si unisce all’adrenalina per quello che sarà il futuro in quel Paese lontano, nelle Americhe. Un Paese che si chiama Cile. Un gruppetto scambia qualche parola in dialetto genovese: sono due famiglie originarie di Rapallo, che hanno scelto di condividere quell’avventura verso l’ignoto, alla ricerca di maggiore fortuna. Quando la Lanterna si è ridotta a un puntino appena visibile tra la foschia, uno di loro inizia a cantare: note malinconiche che si sollevano in aria e, trasportate dal vento, sembrano voler raggiungere il lungomare dominato dall’Antico Castello, i pescatori e le merlettaie intenti al lavoro, le verdi colline che abbracciano il mare di Golfo Marconi per portare un “arrivederci”. 

Sarà proprio la musica, l’espressione più sublime e impalpabile dell’arte, a tracciare un legame tra Rapallo e i suoi figli e nipoti emigrati in Cile. I rapallesi emigrati nel Paese sudamericano indissero una sottoscrizione per donare alla loro località d’origine, rimasta sempre nel loro cuore, una sede per i concerti musicali della Banda, nata nel 1845. All’iniziativa aderirono in molti: dopo tre anni, la cifra raccolta era sufficiente per raggiungere l’obiettivo. 

Il 3 novembre 1929, nel pieno della Belle Epoque che vide Rapallo mèta culturale per artisti di tutto il mondo, la folla trepidante era riunita nella piazza antistante l’antica Casa Garibalda, con le sue caratteristiche strisce bianche e nere. Al centro della piazza – uno slargo del lungomare – una struttura di dodici colonne a sorreggere una cupola splendidamente affrescata dal pittore Giovanni Grifo. L’affresco rappresenta il trionfo della musica e raffigura i principali compositori: da Bach a Donizetti, da Handel a Puccini. 

Negli anni a venire, il Chiosco della Musica – così venne chiamato – ospitò numerosi concerti bandistici e non solo. Il prossimo avrebbe dovuto tenersi, come da tradizione, nel giorno di Pasquetta. Non sarà possibile: quanto sta accadendo ha cambiato, e cambierà radicalmente, le nostre abitudini. Ecco quindi che il Corpo bandistico “Città di Rapallo” ha pensato ad un’alternativa: il tradizionale concerto di Pasquetta si terrà, ma in maniera “virtuale”. Lunedì 13 aprile, a partire dalle 11, sulla pagina Facebook del sodalizio verranno pubblicati cinque video che vedranno protagonisti i musicanti della Banda rapallese. Un concerto “a distanza” per unire tutti nel nome della musica. In attesa di tornare a suonare sotto alla volta del Chiosco della Musica. 

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