Da Rapallo al Rifugio Margherita: la classica escursione del 1 maggio sul Monte Pegge

Quando si dice “1 Maggio”, per chi abita a Rapallo e dintorni ed è appassionato di escursioni (e di cucina), il collegamento è automatico: “1 Maggio al Rifugio Margherita sul monte Pegge”. Un appuntamento ormai tradizionale, il ritrovo al rifugio gestito dal locale Gruppo Alpini che domina Rapallo nel giorno della Festa del Lavoro. Quest’anno, suo malgrado, l’edificio rimarrà chiuso. L’evento, per ovvie ragioni dovute al contenimento della diffusione del contagio da Coronavirus, non si terrà. E allora, non ci resta che far volare la fantasia e rinnovare la tradizione facendo un’escursione virtuale al Rifugio, con tanto di viaggio nel tempo. Pronti? Si parte!

Al rifugio Margherita sul Monte Pegge via Santuario di Montallegro e Passo della Crocetta

Ci troviamo in mattinata sul piazzale della funivia Rapallo-Montallegro. Attorno a noi, già diverse persone: qualcuno sale in funivia, altri si incamminano in Salita al Pellegrino. Noi decidiamo di raggiungere a piedi la prima tappa – il Santuario di Montallegro – quindi ci avviamo a nostra volta su per la scalinata che parte alle spalle della stazione dell’impianto di risalita. Arriviamo in località Pellegrino: all’altezza del

La Casa del Pellegrino

grande edificio color ocra, ci ricongiungiamo con l’antica Mulattiera che conduce al Santuario. Saliamo. I colori della primavera ci circondano: la ginestra comincia a fiorire, il giallo intenso contrasta con il cielo azzurro come in un quadro impressionista. Eccoci all’altezza della cosiddetta “sedia del vescovo”: la panchina in pietra si affaccia su un panorama che, per chi è di Rapallo, è sempre uguale eppure sempre diverso.

La salita al rifugio (foto: Dino Alloi)

Proseguiamo fino ad addentrarci all’ombra degli storici lecci. L’ultimo tratto, in piano, ci porta all’inizio dell’ultima scalinata che rasenta la stazione di arrivo della funivia. Ora imbocchiamo il viale che porta al piazzale del Santuario di Montallegro: breve pausa per un sorso d’acqua alla fontana a sinistra della chiesa, poi andiamo avanti, sempre mantenendoci sulla sinistra, imboccando il sentiero contrassegnato da un rombo rosso pieno e da due ics rosse. Ora il tragitto prosegue in falsopiano: è una bella passeggiata, la vegetazione ci accoglie con il suo abbraccio. Superiamo il bivio per il borgo di Canevale, alla nostra destra; andando avanti, ci ricongiungiamo alla strada carrabile che scollina in direzione della val Fontanabuona: siamo arrivati al Passo della Crocetta. Attraversiamo la provinciale ed eccoci all’imbocco del sentiero che ci porterà sulla cima del monte Pegge. Il percorso, in questo tratto, muove in salita, ma non è particolarmente faticoso. Il fondo pietroso ci porta fino al rifugio Margherita, già gremito di persone. Qualcuno, in attesa del pranzo, ne approfitta per visitare l’interno e i resti dell’antica casermetta, che ci portano indietro nel tempo.

La storia del rifugio Margherita

I resti dell’antica casermetta (foto: Dino Alloi)

Panorama dal rifugio Margherita (foto: Dino Alloi)

E’ il 1939, l’Europa sta per essere scossa dai tragici fatti della Seconda guerra Mondiale. Alle spalle di Rapallo, sul monte Pegge, a 775metri d’altezza con una vista strategica che spazia dalla costa all’entroterra, inizia la realizzazione di una postazione antiaereo. L’osservatorio resta in attività fino al 1943, anno in cui viene firmato l’Armistizio di Cassibile. Poi, piomba in un progressivo stato di abbandono. Fino al 1991, quando il Gruppo Alpini Rapallo decide di dare nuova vita all’edificio, trasformandolo in un rifugio che possa ospitare appassionati di escursioni da tutta Italia. L’idea è tanto entusiasmante quanto di difficile realizzazione. Finalmente, dopo una serie di peripezie burocratiche, nel 1997 il restauro è ultimato. Il rifugio viene chiamato “Margherita”, come il nome della mamma della proprietaria del terreno su cui sorge. Da allora, è tra le mete più gettonate per chi pratica escursioni nel Tigullio. Non è un caso: da lassù la vista è splendida. E anche se oggi possiamo godercela solo dalle foto, è bello immaginarci lassù, tutti assieme, a brindare a un futuro di speranza.

 

Note bibliografiche:
Alessandra Rotta, “Rapallo, la storia nei secoli”, Erga Edizioni

 

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