Sulla vetta del monte Caucaso lungo l’anello della Scoglina

Vi è mai capitato di arrivare in un posto, guardarvi attorno e restare letteralmente a bocca aperta? Se volete provare questa emozione, l’escursione che stiamo per raccontarvi fa al caso vostro.
La mèta è la vetta del monte Caucaso (1245m): una vasta distesa erbosa intervallata da piccole conifere e un panorama a 360 gradi che spazia dalle coste del Tigullio alle vette dell’entroterra ligure (e arriva fino alla Corsica, nelle giornate più terse) difficile da descrivere a parole.

L’anello si snoda in larga parte all’ombra di una splendida faggeta: solo l’ultimo tratto prima di raggiungere la vetta del Caucaso risulta esposto: l’itinerario è quindi percorribile anche in estate, fermo restando che cappellino e una buona scorta d’acqua sono consigliati.

Beh, non ci resta che raccontarvi la nostra esperienza, quindi… Si parte!

Partiamo da Rapallo in auto percorrendo la strada provinciale fino al passo della Crocetta. Da qui, svalichiamo in val Fontanabuona e raggiungiamo la statale 225, che percorriamo fino alla deviazione per Favale di Malvaro e il passo della Scoglina. Arriviamo al valico e posteggiamo. Di fronte a noi, i primi cartelli informativi che segnalano i percorsi. L’anello della Scoglina, che ci porterà sulla vetta del Caucaso, è contrassegnato con il segnavia A13. Iniziamo il cammino prendendo il sentiero che parte dall’area attrezzata per picnic, resistendo alla tentazione di sedersi ai tavoli e restare lì, a godersi la frescura!

Il primo tratto dell’anello corrisponde all’itinerario per località Acquapendente, contrassegnato con tre pallini rossi pieni. E’ una splendida giornata di sole di fine giugno, ma l’ombra dei faggi smorza i raggi e la calura. Il sentiero è largo e facilmente percorribile: in alcuni tratti bisogna guadare il torrente Aveto (che sorge poco distante, in località Prato Lungo) ma i passaggi non sono complicati. Andiamo avanti, addentrandoci nella bellissima faggeta: si respira aria fresca di montagna, di natura, eppure siamo soltanto a un’ora di auto dalle spiagge del Tigullio.

Continuiamo a salire tra le fronde dei faggi, che a poco a poco si diradano. Davanti a noi, uno scorcio di incredibile bellezza: il mare che, laggiù in fondo, lambisce punta Manara (a Sestri Levante) e, di fronte a noi, la vetta del monte Ramaceto che si staglia nel cielo azzurro. Immancabile la sosta per un paio di foto, poi si riparte.
Avanziamo sempre seguendo i tre pallini rossi fino a raggiungere l’Acquapendente. Sentite l’acqua che gorgoglia? Qui è presente una cascata: è un crocevia davvero suggestivo!
A questo punto, incontriamo il sentiero che sale da Cicagna, segnato con un triangolo rosso pieno: lo seguiamo e ci avviciniamo alla vetta del Caucaso.
Nell’ultimo tratto la salita si fa più impegnativa, il caldo inizia a farsi sentire e il sentiero si stringe inerpicandosi fino alla vetta del monte Caucaso. E qui è solo stupore e meraviglia. Di fronte a noi, il rifugio – sorto sui resti della casermetta della contraerea da cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, si avvistavano i cacciabombardieri – affacciato sul panorama da sogno. Poco al di sopra, proprio sulla vetta, la bianca cappelletta della Madonna della Pace, realizzata negli anni Quaranta. Ci sediamo. Il sole è a picco, ma la brezza è piacevole e si sta benissimo. Davanti a noi, un po’ offuscati dalla maccaja (le nuvole basse, pregne di umidità tipiche delle estati liguri), il promontorio di Portofino e punta Manara scivolano nelle acque del golfo del Tigullio. Alla nostra destra, le valli del Golfo Paradiso; alle spalle, i rilievi della Val d’Aveto e, a sinistra, gli Appennini che vanno a perdersi a levante fino a incontrare le Alpi Apuane. Uno splendore, che ci godiamo fino a quando è il momento di rimettersi in marcia.

L’itinerario riprende alle spalle della cappelletta: una lunga discesa su strada sterrata che ci porta ad un bivio. A sinistra il sentiero per Neirone, a destra quello che scende a Barbagelata di Lorsica. Svoltiamo in direzione di Barbagelata e, nuovamente, ci addentriamo nella faggeta raggiungendo il passo del Gabba. Ora il sentiero è ampio, piacevole da percorrere, per la maggior parte in discesa salvo qualche saliscendi. Eccoci a Barbagelata, dove il sentiero si ricongiunge alla strada carrabile. Qui, due lapidi ricordano il sacrificio dei partigiani Luigi Musante, Francesco Casagrande e Nazareno Garbarino, e quello di “Tempesta” Ugo Beccanti, che caddero combattendo contro i nazifascisti per la liberazione dell’Italia: Barbagelata di Lorsica è stata infatti un importante avamposto nella lotta partigiana. (per maggiori informazioni, ecco il link al blog di Matteo Brugnoli: https://mapparesistenzatigullio.wordpress.com/). Camminiamo per un tratto molto breve sulla carrabile. Poi, sulla destra, imbocchiamo un tratto dell’Alta Via dei Monti Liguri (AV) che ci riporta al punto di partenza. Qui il sentiero è stretto e tortuoso, ma si percorre piuttosto facilmente. Eccoci arrivati all’area picnic. Che, diciamocelo, è ancora parecchio invitante, ma è ora di tornare a casa!

Note:

Il tempo totale di percorrenza (soste escluse) è di circa due ore e mezza a passo normale, un po’ accelerato al ritorno. La lunghezza è di circa 9km.
L’itinerario è semplice, leggermente impegnativo solo nella parte finale, tra l’Acquapendente e la vetta del Caucaso. In alternativa – in particolare, se avete bambini piccoli – potete raggiungere la vetta e rientrare per lo stesso percorso posteggiando in località Barbagelata e salendo dal versante del passo del Gabba (quello che noi abbiamo percorso solo in discesa). Il pendio è più dolce e la salita risulta adatta a tutti.

Guarda la gallery dell’escursione!

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