Green Life e consumo sostenibile: le dieci cose che non compro più

Percorrere la strada di un consumo più consapevole e rispettoso dell’ambiente? Si può e nemmeno con grande sforzo! Per salvaguardare il pianeta non bisogna necessariamente essere Greta Thunberg o Leonardo Di Caprio (che oltre ad essere un grandissimo attore è anche uno dei più popolari attivisti ecologici). Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può portare il suo contributo? Come? Con tante piccole pratiche, scelte mirate e cambiamenti nello stile di vita assolutamente alla portata di tutti, sicuramente non rivoluzionarie ma che, se sommate, possono davvero diventare incisive. Io, da qualche tempo a questa parte, ho provato a metterne in atto alcune, che ho riportato in questo articolo, prendendo spunto da un video di Camilla Mendini, alias “Carotilla”, graphic designer e Youtuber che seguo da un po’ perché dà consigli utilissimi in chiave sostenibilità. Non intendo certo imporre la mia idea o ritenere i miei comportamenti migliori di quelli di altri. Questa è la mia esperienza, che spero possa essere utile a chi, come me, ha iniziato o vorrebbe iniziare il percorso verso un consumo sostenibile e responsabile!

Le dieci cose che non compro più

Le bottiglie di plastica 

Borracce in alluminio e vetro

Iniziamo dal rifiuto in plastica per eccellenza. Il primo passo è stato evitare l’utilizzo delle bottigliette da mezzo litro. Come? Optando per le borracce riutilizzabili, che oggi sono sempre più diffuse, tanto che in commercio se ne trovano tantissime, coloratissime, di diversi tipi e dimensioni. 

Ho iniziato con una borraccia in vetro, trovandola però un po’ scomoda: non tanto per il rischio di rompersi (la custodia in silicone è piuttosto resistente) quanto perché, in estate, non mantiene a lungo l’acqua fresca. Ho quindi optato per una borraccia in acciaio (ora ne ho una della Aorin da 500ml) e devo dire che mi trovo molto bene. Matteo ne ha invece una della Super Sparrow, che sono sicuramente tra le migliori (di questa marca abbiamo anche una borraccia da un litro per le escursioni ed è super consigliata, davvero ottima). 

Il passo successivo è stato eliminare le confezioni d’acqua da un litro e mezzo. Per farlo, visto che l’acqua del rubinetto, da noi, non ha proprio questo gran sapore, abbiamo comprato una caraffa filtrante con cartucce ricaricabili, e devo dire che ci stiamo trovando bene. Il vantaggio è doppio: si riduce il rifiuto e non si devono trasportare fino a casa le confezioni d’acqua, che pesano e ingombrano. Visto che siamo amanti dell’acqua gassata, il passo conclusivo è stato l’acquisto di un gasatore, anche questo con bombole intercambiabili. Le spese per tutto il kit non sono eccessive e, guardando a pro e contro, ne è valsa la pena! 

I detersivi “tradizionali” 

Ecco un’altra pratica che non costa particolare fatica e, facendo attenzione alle offerte, non va nemmeno ad incidere sul portafoglio: sostituire i detersivi “tradizionali” (per la pulizia di piatti, bagno, vetri, vestiti, eccetera) con prodotti ecobio o a basso impatto sull’ambiente. Ormai se ne trovano tantissimi in commercio (anche le principali catene di supermercati hanno linee “green”) e il costo non è tanto superiore rispetto ai prodotti tradizionali: la differenza è nell’ordine di qualche centesimo di euro. Oltretutto, molti dei detersivi “green” hanno formulazione concentrata: quindi costano di più, ma vi durano anche di più perché ne basta molto poco per avere effetto. 

I sacchetti usa e getta per fare la spesa 

Nonostante le buste per la spesa nei supermercati e negli alimentari siano già da un po’ di tempo obbligatoriamente biodegradabili, è comunque preferibile – almeno per me – evitarne l’acquisto ad ogni spesa, preferendo sacchetti riutilizzabili. Ne ho di diversi tipi e formati (in plastica riciclata, in cotone, fatti a mano…) e cerco di tenerne uno un po’ ovunque tra borse, zaini, bauletto dello scooter perché, essendo svampita, almeno sono sicura di averne sempre uno a portata di mano. Sono comodi, ma soprattutto zero waste! 

I dischetti struccanti usa e getta

I quadrotti struccanti di Melina Heartmade

Altro prodotto che ho gradualmente eliminato sono i dischetti struccanti: ogni tanto li uso ancora, ma molto raramente perché ho trovato una valida alternativa grazie al regalo della mia amica Roberta, alias Melina Heartmade: un kit di quadrotti struccanti in cotone bio, rigorosamente fatti a mano (a proposito: sul suo negozio Esty trovate un sacco di cosine carine, handmade e in cotone ecologico, soprattutto per i vostri bimbi! Ecco il link: Shop Etsy Melina Heartmade). Si lavano facilmente con acqua calda e sapone e sono molto comodi. 

I cosmetici “tradizionali” 

Smalti a base d’acqua

Collegato al discorso dei dischetti struccanti c’è quello dei prodotti di make up e di cosmesi. Ormai da diversi anni scelgo prodotti ecobio – dalle matite occhi a shampoo e balsamo, dalle creme viso e corpo ai solari, passando per i profumi. Ultimamente ho eliminato anche gli smalti tradizionali per passare a quelli a base d’acqua. Sono creati nello specifico per le bambine (alzi la mano chi non ha una figlia, una nipotina, una cuginetta che non si diverta a impiastricciarsi le unghie con colori e glitter, per la gioia vostra o dei relativi genitori), infatti sono privi di sostanze tossiche e si rimuovono con acqua e sapone o come se fossero una pellicola che si tira semplicemente via, senza bisogno di acetone o altri solventi che, oltre a non essere in massimo per pelle e unghie, hanno spesso un odore pessimo. La durata, ovviamente, non è delle migliori, e il costo del singolo smalto non è bassissimo (circa tra i 5 e i 7 euro). Però trovo sia un valido compromesso. 

Le stoviglie di plastica usa e getta

Sono sempre state un must, soprattutto durante pranzi e cene tra amici o in quelle occasioni in cui preferireste camminare sui carboni ardenti piuttosto che lavare i piatti. Oggi o mi armo di santa pazienza, oppure scelgo piatti, posate e bicchieri di carta o compostabili, che fortunatamente sono comparsi un po’ ovunque tra supermercati e negozi. In attesa che qualcuno organizzi un crowdfunding per dotarmi di lavastoviglie. 

Il cibo in confezioni di plastica 

Vi sarà capitato mille volte di aggirarvi tra gli scaffali del supermercato e trovare mini-confezioni di frutta già tagliata, oppure la classica insalata già lavata in busta. Tempo fa avrei pensato: “Figata, non devo nemmeno sbattermi a tagliare, lavare o sbucciare”. Oggi, cercando di eliminare il più possibile le confezioni in plastica dalla spesa, cerco di acquistare prodotti confezionati con cartone, alluminio o sfusi (tipo frutta e verdura). E di provare l’ebbrezza dell’affettatutto, tentando di non portarmi via un dito ogni volta. Quando non riesco, provo a riciclare le confezioni per altri usi.

Vestiti, scarpe e accessori delle grandi catene di fast fashion 

Le sneakers di Natural World

Questo è stato di certo il passaggio più complicato in questo percorso verso un consumo più sostenibile. Fino a non molto tempo fa – diciamo, l’anno scorso – trovare il maglioncino o il vestitino a 10 euro da Zara, H&M, Stradivarius e simili era una vera e propria manna dal cielo. Minore era il costo e più la tentazione di comprare era forte, anche se non ne avevo alcuna necessità. E poi la t-shirt scontata a 4,99 euro può sempre far comodo, no? Ovviamente, non mi ero mai posta il quesito sul come e perché quei capi costassero così poco. Ho iniziato a realizzarlo leggendo e guardando documentari (il più famoso è “The true cost”) sugli effetti altamente negativi che la fast fashion ha sull’ambiente e sui lavoratori. Non mi dilungo oltre su questo tema, magari lo farò in un articolo ad hoc. Da allora mi sono posta un obiettivo: comprare solo quello di cui ho veramente bisogno e scegliendo capi di qualità, marchi che scelgano processi produttivi sostenibili, oppure fatti a mano (soprattutto gli accessori, come orecchini, nastri per capelli, borse eccetera). Ovvio: una maggiore attenzione ai materiali, la garanzia di un salario equo per i lavoratori, metodi di produzione artigianali o sostenibili comportano una differenza di prezzo rispetto ai trend a cui ci hanno abituato le grandi catene. Ma è tutto frutto di una visione diametralmente opposta. Lo scopo della fast fashion è quello di produrre capi alla moda (con collezioni che si aggiornano alla velocità della luce, accantonando il concetto di primavera-estate e autunno-inverno), invitando quindi all’acquisto compulsivo di abiti, scarpe, accessori molto trendy, ma di scarsa qualità. Insomma, la durata è limitata: vuoi per la qualità inferiore dei materiali e delle rifiniture, vuoi perché passano di moda. La moda sostenibile torna invece, in certo qual modo, alla mentalità che era in voga prima dell’avvento della fast fashion: spendo un po’ di più per un prodotto di qualità che mi dura di più. In breve: da un lato, si comprano cinque maglioncini a 10 euro, in poliestere e tinture di non ben precisata provenienza. Dall’altro, si compra un maglioncino in cotone biologico certificato a 50 euro e confezionato in maniera etica, senza sfruttamento della manodopera. La differenza si vede e si sente, in tutto e per tutto. Scegliendo la filosofia della moda sostenibile, non si spende quindi di più: semplicemente si compra meno e meglio. Ad ogni modo, esistono negozi (fisici e online) di moda sostenibile a prezzi assolutamente accessibili. Per fare un esempio: di recente avevo bisogno di un paio di sneakers estive e ne ho comprate un paio di Natural World, marchio spagnolo che realizza scarpe 100% ecologiche, in gomma e pizzo sangallo a 39euro (a prezzo pieno, nel punto vendita di Rapallo). Un costo, quindi, non esorbitante e assolutamente in linea con altre sneakers di questo genere!

I classici spazzolini da denti 

Spazzolino da denti in bamboo e ecoplastica

Ehm, lo so… Questa cosa possa sembrare un tantino hardcore, però giuro che è vero: da un po’ di tempo a questa parte, al posto del normale spazzolino (che è praticamente il rifiuto indifferenziabile per anonomasia), cerco di acquistare analoghe alternative in materiali riciclabili. Al momento sto utilizzando uno spazzolino in bamboo (con setole in bioplastica) di marca Hydrophil. Non è male anche se la sensazione del legno in bocca all’inizio è un po’ strana. Devo dire che mi sono trovata meglio con gli spazzolini della Biobrush, realizzati interamente in bioplastica. Costano circa 3euro l’uno, quindi non proprio economicissimi, ma essendo riciclabili sono comunque un piccolo passo avanti sulla strada di un consumo più consapevole! 

Sapone liquido e shampoo in bottiglietta

Lo shampoo solido della Sante naturkosmetik

Queste sono due new entry dell’ultimo periodo, chiamiamole così. La prima sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda: saponetta anziché bagnoschiuma o sapone liquido in bottiglietta  per ridurre il consumo di plastica. Le saponette ecobio, in genere, sono ben idratanti, lasciano un buon profumo in bagno e, soprattutto, durano tanto!

Lo shampoo solido è invece un prodotto che uso solo da qualche mese. All’inizio è un po’ strano, si è talmente abituati al classico contenitore in plastica che non sembra nemmeno di usare uno shampoo. Ma è solo questione di abitudine! L’aspetto è in genere quello di una saponetta, ma ovviamente gli ingredienti sono quelli appositi per uno shampoo, diversi a seconda delle esigenze (capelli normali, secchi, grassi eccetera). Al momento sto usando lo shampoo solido nutriente e idratante al mango bio e all’aloe vera della Sante, una marca tedesca di cui ho già provato altri prodotti. Per ora l’opinione è positiva: lava bene e fa una bella schiuma. Costa circa 6 euro (indicativamente è il prezzo medio degli shampoo solidi) ma ne basta davvero poco ad ogni lavaggio e dura parecchio! 

 

Silvia

 

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