Con Alice nel Paese delle Meraviglie: escursione a San Martino di Licciorno

Quella che stiamo per raccontarvi, più che un’escursione, è una sorta di favola. Un racconto d’altri tempi, una di quelle leggende che, un tempo, i nonni raccontavano ai nipoti davanti alla stufa che ribolliva in cucina, mentre il vento autunnale sferzava i vetri contribuendo a creare un’atmosfera un po’ lugubre, misteriosa, in perfetta sintonia con la storia. 

L’itinerario è quello che, da Prato Sopralacroce (frazione di Borzonasca, nel verde dell’entroterra del Tigullio), porta alla chiesa di San Martino di Licciorno. O meglio, a quello che rimane della chiesa. Perché San Martino non è un luogo comune. È un posto incredibile, strano ed enigmatico. Un posto che sembra uscito un po’ da un film horror, un po’ da una serie tv stile “Stranger Things” e un po’ da un racconto della mitologia nordica popolato da fate ed elfi, gnomi e troll. Un posto magico. Raggiungerlo è davvero semplice e l’itinerario è adatto a tutti. Si parte dal piazzale della chiesa parrocchiale di Prato, subito al di sotto del monumento ai Caduti, una particolare installazione di colore rosso. 

Il misterioso albero nel bosco

Dal piazzale parte il sentiero, contrassegnato con tre pallini rossi. Si scende lungo la stradina e, dopo poco, ci si trova immersi nella vegetazione. E’ una giornata di fine estate: le temperature sono ancora insolitamente alte, ma il tempo è nuvoloso e non fa eccessivamente caldo. Il profumo del sottobosco penetra nelle narici: quell’inconfondibile aroma di muschio e foglie secche che è già un preludio d’autunno. Il sentiero procede tra lieve discesa e falsopiano. A un certo punto, alla nostra sinistra, appare un albero che sembra direttamente uscito da una puntata di “Sabrina, vita da strega”: ci si aspetta di veder sbucare, da un momento all’altro, un mantello e una scopa! 

Proseguiamo seguendo il segnavia con i tre pallini fino a raggiungere un ponticello: lo oltrepassiamo e raggiungiamo la sponda sinistra del torrente Penna, che gorgoglia sotto di noi. Avanziamo: a questo punto bisogna fare un po’ attenzione e aguzzare la vista perché il segnavia non è sempre facilmente individuabile. Arrivati a un bivio ci teniamo sulla destra e andiamo avanti sempre avvolti dalla vegetazione. Qui e là fa capolino qualche fungo, ma l’illusione di aver trovato il posto buono per fare incetta di porcini dura poco: questi, ad essere proprio fortunati, sono allucinogeni, o al limite ci abitano i Puffi. Di sicuro, non è da mangiare.

 

Evitiamo di importunare Grande Puffo e famiglia e continuiamo a camminare. Manca davvero poco. Oltrepassiamo un antico ponte avvolto dalla vegetazione, ora avanziamo in leggera salita. Incontriamo alcuni cartelli segnaletici del Parco dell’Aveto. Proseguendo dritti davanti a noi si raggiunge la frazione di Vallepiana (seguendo le due strisce rosse, che è poi il segnavia dell’itinerario che, da Borzonasca, sale a Vallepiana via Borzone); svoltando a sinistra e camminando ancora per una decina di minuti, si arriva ai ruderi della chiesa di San Martino di Licciorno. Svoltiamo e percorriamo un breve tratto in salita. Ed eccole: le pietre silenziose, immote, che sbucano tra gli alberi. La sensazione è stranissima: come prima, passando in prossimità al grande albero lungo il sentiero, ci si aspetta da un momento all’altro che dagli anfratti tra le pietre o dietro ai tronchi salti fuori un piccolo elfo, una fatina o qualche magica creatura del bosco. Oppure un fantasma. Perché qui, le leggende e le stranezze, non mancano. A raccontarcele è Alice Signaigo, che a Sopralacroce gestisce alcune abitazioni ad uso turistico (“Le case di Alice”, questo il link alla pagina Facebook: https://www.facebook.com/casedialice/) ed è una delle più strenue promotrici impegnate nella valorizzazione della straordinaria chiesa nel bosco. La stessa storia di Alice è molto particolare. «Ho notato un pensiero comune a tutte le persone che venivano a soggiornare a Prato Sopralacroce: “Pensavo di venire qui per poi andare al mare, invece ho trovato un posto meraviglioso, con tanti spunti e luoghi da visitare”. Io stessa, a quel punto, ho approfondito la conoscenza di questi luoghi perché, pur essendo originaria di qui, prima di gestire gli appartamenti ad uso turistico la mia vita si svolgeva principalmente a Chiavari e Rapallo. Quando ho “scoperto” San Martino, me ne sono innamorata». Non è difficile crederle. Le antiche pietre sembrano voler sussurrare storie. E raccontare perché la chiesa sia finita per essere abbandonata nel bosco, abbarbicata dall’edera. 

Della chiesa di San Martino si hanno le prime notizie da un atto notarile del 1298, anche se la prima formazione potrebbe risalire ad anni prima: gli studi sono ancora in corso. Di sicuro c’è che quella fu la prima parrocchiale di Sopralacroce. Nel 1491, però, i documenti vedono la chiesa già annessa alla parrocchia di Prato (dal cui piazzale abbiamo iniziato il percorso). «Pare che la scelta abbia creato non poche diatribe tra le varie fazioni: chi parteggiava per la chiesa di San Martino, chi per quella di Prato – racconta Alice Signaigo – Sembra addirittura che ci sia scappato pure il morto e di conseguenza San Martino sia poi stata abbandonata definitivamente per evitare che succedessero altri episodi del genere. Per alcuni è una leggenda, ma secondo me è una di quelle storie tramandate nei secoli che hanno sempre un fondo di verità». Non si sa invece se sia appurata un’altra vicenda che aleggia attorno alla misteriosa chiesa nel bosco: di certo, con l’avvicinarsi di Halloween, è il periodo buono per scoprirlo. La trama è la più classica delle classiche: una donna di Zolezzi (frazione di Borzonasca nelle vicinanze di San Martino), stufa di ascoltare leggende su fantasmi, fuochi fatui e altre dicerie, decise di dimostrare che quelle storie erano solo frutto dell’immaginazione. Come? Trascorrendo una notte nel cimitero di San Martino di Licciorno. Da sola. Una sera, risoluta nella sua decisione, si incamminò. Per passare il tempo, portò con sé il fuso e la rocca per filare. Arrivata sul posto, si sedette in prossimità delle tombe immote e iniziò il suo lavoro. Filò fino a quando le ombre calarono e le fu impossibile proseguire. Nel riporre il fuso, questo le sfuggì di mano. La donna iniziò a cercarlo, tastando il terreno e muovendosi a tentoni nell’oscurità. Fu a quel punto che sentì qualcosa afferrarla la lunga gonna, trattenendola. Un qualcosa che la trascinava al suolo! La poveretta non resse alla paura. La trovarono la mattina dopo, accasciata a terra priva di vita, l’orlo della gonna agganciato al fuso che era andato a conficcarsi a terra, vicino a una tomba. «Del cimitero non c’è più traccia, però mio papà mi ha raccontato che, in effetti, il sentiero che da Zolezzi porta a San Martino veniva chiamato “la strada dei morti”: quando un abitante di Zolezzi moriva, il feretro veniva caricato in spalla e portato nel cimitero più vicino, che probabilmente era proprio quello di San Martino – racconta ancora Alice – Rimane invece qualche resto di antiche abitazioni, che probabilmente facevano parte di altre due frazioni di Sopralacroce, villa de Axereti e villa de Lixurno. Una di queste doveva essere una casa signorile, perché si nota ancora quel che rimane degli scalini di ingresso e di una ringhiera» 

Grazie all’interessamento di Alice e di un gruppo di volontari, questo luogo un po’ magico ha iniziato a veder crescere la sua visibilità e a diventare una delle mete più gettonate tra i percorsi escursionistici dell’entroterra del Tigullio, fino ad entrare nell’orbita del Fai-Fondo Ambiente Italiano. 

«Abbiamo iniziato con la creazione di eventi che gravitassero attorno alla chiesa nel bosco, dal Cantamaggio al Festival medievale di San Martino – spiega ancora Alice Signaigo – Poi San Martino è diventato Luogo del Cuore Fai. Il prossimo obiettivo è la creazione di un Ecomuseo lungo l’itinerario tra Prato Sopralacroce e Borzonasca con visita a San Martino di Licciorno, le teste apotropaiche (volti in pietra realizzati per allontanare gli spiriti maligni), il Volto Megalitico (che con i suoi 7 metri d’altezza è considerato la scultura rupestre più grande d’Europa) e l’Abbazia di Borzone». Noi, essendo un po’ acciaccati (ahimè, una volta avevamo anche un fisico), questa volta abbiamo deciso di non proseguire lungo l’itinerario fino all’Abbazia di Borzone, che abbiamo raggiunto più tardi in auto. Abbiamo quindi salutato San Martino di Licciorno (stando attenti a non rimanere agganciati in qualche ramo, si sa mai…) e ci siamo incamminati in direzione Vallepiana seguendo il segnavia con le due barre rosse. Arrivati nel piccolo borgo, abbiamo percorso l’ultimo tratto di questo mini-anello lungo la strada carrabile fino a Sopralacroce. 

Tempo di percorrenza: circa 45 minuti (esclusa la sosta a San Martino)

L’itinerario da Vallepiana all’Abbazia di Borzone (che è bellissima e merita senza dubbio una visita) dura circa 3 ore. 

Arrivederci alla prossima escursione!

 

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