Itinerari storici – A Villa Spinola, nel centenario della firma del Trattato di Rapallo

12 novembre 1920. Il grande orologio a pendolo segna le 23.45. Fuori dalla finestra della pittoresca villa Spinola, in quel piccolo paradiso che è San Michele di Pagana, avvolte dalla foschia della nottata autunnale, le onde del male si accartocciano in direzione della costa, dove qualche lumicino fa capolino dalle case di pescatori affacciate sulla baia. 

Giovanni Giolitti, il presidente del consiglio italiano, prende in mano la penna stilografica, il pennino luccica sotto il lume che rischiara il grande tavolo. La posa sul documento, vi pone la sua firma. Quel documento prenderà il nome di “Trattato di Rapallo” e sancirà la nuova regolamentazione dei confini tra Italia e Jugoslavia, ossia il nuovo Stato nato dalle rovine dell’Impero Austro Ungarico: un argomento ostico e delicato, che animava – e non poco – la situazione assai tesa in un’Europa ancora scossa dagli strascichi della Prima Guerra Mondiale, conclusasi due anni prima. 

Il fatto storico 

La firma del Trattato

In virtù del Trattato, tutta l’Istria fino allo spartiacque, Zara e qualche isola del Golfo del Quarnaro passavano in territorio italiano, si davano garanzie per gli altri pochi italiani di Dalmazia, mentre Fiume venne dichiarata stato libero indipendente, collegato all’Italia da una striscia costiera: quest’ultima fu la decisione che andò a creare più malumori, in particolare ai sostenitori del mito della cosiddetta “Vittoria Mutilata”, espressione coniata da Gabriele D’Annunzio e che esprimeva il malcontento di quella parte di opinione pubblica che mal digeriva la mancata annessione all’Italia di alcuni territori inizialmente previsti dal Patto di Londra del 1915. Fu uno dei temi che, qualche anno dopo, avrebbe segnato un momento storico cruciale per l’Italia e l’Europa, preludio ai fatti che portarono – purtroppo – allo scoppio del Secondo Conflitto Mondiale.  

Il Trattato di Rapallo aveva in realtà un intento assai diplomatico e pacificatore: mirava saggiamente non a strappare qualche lembo di terra ma fondare una stabile amicizia italo-jugoslava, a stabilire una collaborazione economica che avrebbe aperto all’Italia il mercato dei Balcani ed eventualmente ad impedire una nuova spinta germanica verso sud. Come visto poco fa, gli eventi successivi annullarono, anche se non del tutto, lo spirito di questo accordo che vide Rapallo immortalata per sempre tra le pagine dei libri di storia. 

Villa Spinola

La villa, in cotto, di stile inglese, era stata costruita all’inizio del Novecento dal marchese Ugo Spinola. Devastata dalle occupazioni militari successive all’8 settembre 1943, sarà ceduta, dopo l’ultima guerra, al duca Nicolino De Ferrari che la rimise in pristino, sostituendo al sommo del grande cancello il proprio stemma a quello degli Spinola. I lavori per definire le questioni Fiume e Dalmazia erano iniziati nelle sale della villa l’8 novembre ed erano proseguiti senza sosta (tra i presenti, il Presidente del Consiglio jugoslavo 
Milenko Vesnic), intervallati da una breve visita di saluto alla delegazione italiana dell’allora sindaco di Rapallo, Lorenzo Ricci, accompagnato dai colleghi di giunta. 

L’itinerario per la Villa del Trattato 

L’Excelsior Palace Hotel, un tempo New Casino Hotel

Ipotizzare un itinerario per raggiungere la Villa è molto semplice: si percorre a piedi la litoranea che, da Rapallo, arriva fino a Santa Margherita. Villa Spinola si trova poco prima del confine tra le due cittadine rivierasche, circondata da un bellissimo giardino. Lungo il tragitto, sempre nella splendida frazione rapallese di San Michele di Pagana, si incontra l’Excelsior Palace Hotel, allora New Casino Hotel, che ospitò la delegazione italiana che partecipò alla stipula del Trattato. Più avanti, proprio di fronte a Villa Spinola, si staglia l’hotel Imperiale (in territorio di Santa Margherita) che invece ospitò la delegazione trattante jugoslava. 

A cento anni esatti dalla stipula del Trattato di Rapallo del 1920, si può quindi percorrere questo tragitto tra i più classici del Tigullio impreziosito ancora di più da questo importante risvolto storico!

 

Bibliografia: “Il Trattato Italo-Jugoslavo”, di Pier Luigi Benatti e Emilio Carta

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