Vintage, che passione! Il second hand che piace e fa bene all’ambiente

Il blazer vintage che ho acquistato di recente

Un guardaroba trendy, particolare, con capi spesso unici e senza dover spendere una follia né essere Carrie Bradshaw ( e comunque, sulle Manolo Blahnik tacco 12 non riuscirei nemmeno a stare in equilibrio da ferma). Pura utopia? Non del tutto. Ebbene sì, le paroline magiche per aprire la cabina-armadio ci sono e nel 2020 hanno preso sempre più voga: “Vintage” e “Second hand”. Proprio così: soprattutto tra i millennials (ne hanno parlato anche riviste come Cosmopolitan), spopolano gli acquisti online e nei negozi specializzati di capi d’epoca o contemporanei, ma di seconda mano. Sarà l’effetto Greta Thunberg e, quindi, una maggiore sensibilità alle tematiche ambientali, sarà l’esigenza di risparmio, sarà – comunque – la moda, perché se qualcosa è di tendenza, soprattutto se spinto dai social, prima o poi la tentazione di provarlo arriva. 

Second hand: un ritorno al passato per guardare al futuro

Ovviamente, ci sono “cascata” anch’io. Diciamo che partivo da una buona “forma mentis”: avendo una famiglia numerosa, fin da piccola per me è stato normale indossare gli abiti ereditati dalle cugine più grandi. Crescendo, ovviamente ho passato le varie fasi: dalla fissazione per i vestiti firmati in adolescenza perché faceva figo alla ricerca spasmodica, fino a non molto tempo fa, del maglioncino a 7,99 euro (i 99 centesimi sono d’obbligo). Poi, c’è stato lo spartiacque: la visione del documentario “The true cost”, uno spaccato nel contempo crudo e di grande impatto sui danni provocati dalla fast fashion. Da lì è iniziata la ricerca di capi sostenibili con un buon rapporto qualità/prezzo, soprattutto se fatti a mano. Poi, il passo successivo: vintage e second hand. 

Su Instagram ho trovato molte attività online che propongono capi dagli anni 50 in poi a prezzi spesso molto convenienti. Di recente ho acquistato un blazer di lana molto carino e di buona fattura a soli 30 euro. Lo stile è anni 80, ha ancora le spalline imbottite e fa molto Madonna ai tempi d’oro, però è un capo versatile che con qualche aggiustatina potrò facilmente utilizzare. 

Perché scegliere il vintage?

I vantaggi? Soprattutto due, che sono quelli che fanno gola ai teenagers. Il primo: la possibilità di dare sfogo alla creatività creando un guardaroba unico, slegato da quello in serie che propongono i grandi marchi della fast fashion ma composto in base alla propria personalità, gusto, modo di essere. Il secondo: un ciclo di vita più lungo per abiti e accessori, che significa meno impatto ambientale per la produzione e la creazione di un sistema virtuoso e basato sul concetto “quello che non serve o non piace più a me, può servire o piacere a te”. L’ambiente ringrazia (e in molti casi, anche il bancomat)!

Silvia

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Una risposta

  1. Del Guerro ha detto:

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