Hiking with dogs – Natura, fascino, commozione: l’anello di Gravero e il Cimitero dei Cani a Rapallo

In un comune giovedì di novembre, in un anno di pandemia, non potendo uscire dal comune di residenza, cerchiamo qualcosa che possa saziare la nostra voglia di stimoli e trekking.
Ci colpisce il sentiero che da Sant’Agostino porta a Gravero.
Gravero, paesino di cui ho sempre sentito parlare ma che non ho mai visitato, pare sia uno dei primi insediamenti conosciuti nella storia della nostra città.
Allora penso che forse una visita la merita; così memorizzo a mente il percorso per raggiungerlo, preparo gli zaini, infilo il collare colorato a Lucy e Arya e partiamo alla volta della frazione di sant’Agostino, da dove decidiamo di partire.
La chiesa bianca e piccolina dell’omonima frazione riporta alla mia mente vecchi ricordi, di quando frequentavano la sagra del paese, una delle ultime dell’estate, in cui a ritmo di musica e qualche bicchiere di vino dicevamo arrivederci alla bella stagione.
E con questi pensieri nella mente che prendiamo il sentiero alla destra della chiesa, segnavia “cerchio rosso barrato”, e procediamo in salita fra le belle villette di cui invidio la maestosa vista su tutto il golfo di Rapallo.
Piano piano che percorriamo il sentiero, il quale si fa sempre più ripido, ci accompagna l’abbaiare dei cani da guardia delle ville.
Cani sicuramente e giustamente infastiditi dal nostro passaggio e da quello di Lucy e Arya che però scruto intensamente per cercare di leggere sulle targhette dei collari i lori nomi.
Non riuscendo in questa impresa, ricambio le loro sacrosante lamentele con un generale “ciaoooo picciiiini” e affretto il passo per evitare di disturbare ancora.
Sulla destra dietro un cancello, in zona privata, vediamo da lontano una cappelletta che scopriamo essere della Madonna Nera.
Aguzziamo la vista per curiosare un po’ e dopo qualche disquisizione sul perché sia in zona privata, procediamo in salita sul sentiero ben segnalato e ben tenuto.
Il percorso fatto di gradoni e villette cede il passo ad una strada asfaltata, dalla quale sulla destra spunta un sentiero in discesa e senza segnavia che scende nei boschi.
Da qui in poi, come dicevo poco fa, inizia una discesa non segnalata ma con la visuale sul ponte di via Betti, alla nostra destra, continuiamo convinti di aver preso la direzione giusta.
Il bosco, che sarebbe totalmente privo di tracce di civiltà se non fosse per i tubi dell’acqua che lo percorrono, è tenuto bene.
Con qualche piccolo sali scendi si arriva ad un piccolo rio nel quale Arya, approfittando subito, si tuffa per bere e fare il più classico dei pediluvi.
Dopo una piccola sosta in cui anche noi decidiamo di bere ci incamminiamo sicuri verso il piccolo paesino disabitato.
Dopo una mezz’ora di facile cammino la vista si apre, alla nostra destra, su tutto il golfo e sul mare.
La giornata, purtroppo, è umida quindi l’orizzonte è leggermente velato.
Mentre guardiamo in avanti non ci accorgiamo subito che sopra di noi c’è una casa.
Probabilmente abitata e comunque ben tenuta.
Vediamo dei vasi di fiori e l’orto. Orto in cui ci sono ancora dei pomodori pronti per essere raccolti.
Tempo di chiederci se siamo già arrivati a Gravero che davanti a noi spunta il primo dei ruderi evidentemente disabitati.
Purtroppo i rovi e l’incuria coprono parzialmente la vista di queste piccole casette di pietra.
Faccio lo stesso qualche foto; mi colpisce molto la targhetta di ceramica in cui sicuramente, molti anni fa, si leggeva il numero civico.
Penso a chi ha abitato e vissuto in quei luoghi mentre scendiamo piano e in silenzio tra questi tornanti fatti di pietre, rovi e storie dimenticate.
Nella discesa, che affrontiamo con calma, incontriamo altri ruderi.
Mentre faccio altro foto ci immaginiamo una ristrutturazione virtuale e il potenziale nascosto di queste piccole case.
Un vaso di ciclamini alla finestra, le persiane appena verniciate o la dependance per gli ospiti.
Mentre viaggiamo con la mente e mentre scendiamo si è fatta ora di pranzo.
Decidiamo cosi di mangiare vicino al fiume dove noi troviamo un muretto a secco naturale e le ragazze una piscina fluviale in cui fare il bagno e bere.
Dopo un piccolo ma sincero pranzetto al sacco partiamo per l’ultima, per me molto speciale, tappa.
Il cimitero degli animali.
Il più vecchio d’Europa.
Si, proprio così.
Il più vecchio d’Europa.
Tanto bello il primato quanto brutte le condizioni in cui si trova.
Il cimitero, tristemente affascinante, è in uno stato di abbandono e incuria che mi intristisce più delle tombe stesse.
Purtroppo sporcizia e incuria la fanno da padroni.
Mi aggiro silenziosa e con gli occhi lucidi fra piccole lapidi.
Leggo nomi e date delle piccole anime sepolte.
In quelle tombe in cui non c’è una foto penso a chi riposa e mi chiedo se fossero cani o gatti o il colore del loro manto o il carattere o cosa gli piacesse fare.
Poi mentre vago con la mente a ricordi che creo da sola, i miei occhi leggono una dedica particolare: “Roy, sei stato grande”.
E tutto si ferma.
Penso che non mi è dato sapere chi fosse Roy, importa solo che per il suo amico umano Roy fosse grande e che meritasse che fosse scritto in un eterno epitaffio.
Solo questo conta.
Mi riprendo i falsi ricordi che ho ingiustamente creato e lascio andare l’intimità e la confidenza che non mi appartiene.
Volgo lo sguardo per un’altra volta verso queste piccole tombe e dedico un dolce sorriso a Roy e a tutti coloro che riposano in questo piccolo luogo fermo nel tempo.
Scendendo i gradini, ci troviamo direttamente sull’asfalto della strada di San Maurizio di Monti.
Strada che percorriamo per un buon chilometro prima di prendere la deviazione a destra che si chiama via delle Cave.
La piccola stradina in realtà è un sentierino pedonale che passa dietro i condomini di via Betti ricongiungedosi a metà di salita sant’Agostino.
Così torniamo alla piccola chiesetta bianca da dove è iniziato il nostro giro ad anello durato circa tre ore.
Mentre torniamo verso casa penso a quante storie che non conosciamo abbiamo vissuto oggi.
Quanto sarebbe bello conoscerle.
Quanto sarebbe bello ridare vita a quei piccoli ruderi fermi nel tempo e scriverci sopra solo una parola.
Futuro.

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