Trekking col cane: dal Passo dello Zovallo al Monte Bue

Dividere la vita con un cane è un insegnamento che va oltre alle regole basilari di convivenza.

Di semplice routine quotidiana di vita.

Di azioni scandite a determinate orari.

È proprio un viaggio di conoscenza tra noi e loro, che ci accomuna molto di più di quanto possiamo immaginare.

Quando scopri che anche loro, esattamente come noi, basano la loro esistenza anche sulle proprie motivazioni personali, ti si apre davanti al naso un mondo tutto da scoprire.

E che vale la pena affrontare insieme.

 

La vita? Questione di motivazioni! 

 

Lucy. Segni particolari: amore smodato per i biscotti!

Ad esempio, Arya ama l’acqua. In maniera quasi maniacale. Di ogni genere: fredda, calda, fangosa, piccole pozzanghere, laghetti, fiumi… Quando scegliamo i trekking da fare, facciamo sempre in modo di trovare una passeggiata in cui ci sia almeno un fiumiciattolo. 

Lucy invece ci segue ciecamente ma le sue motivazioni sono più concrete, diciamo. 

Hanno più forma di osso, diciamo. Assomigliano ad un pranzo di Natale, diciamo.

Con la certezza di fare comunque contente entrambi, ad autunno appena iniziato, affrontiamo il sentiero che parte da Passo dello Zovallo, passando per il Lago Nero e arriva sul Monte Bue. 

 

 

Dal passo dello Zovallo al Monte Bue: la partenza

 

Collari, zaini, scarponi e via, partiamo per passo dello Zovallo (1405 m.) 

Proprio sul passo si trova l’enorme parcheggio, quel giorno discretamente affollato da macchine. 

Per iniziare il sentiero bisogna attraversare la strada e immettersi nel bosco proprio davanti a noi. La faggeta silenziosa e ordinata ci accompagna nel falsopiano che percorriamo. 

È un fine settembre caldo e sotto questi alberi alti e magri si sta davvero bene. 

Vediamo qualche fungo che spunta sotto un cespuglietto di foglie; sono piccolini e commestibili ma mi fanno tenerezza. Così, li copro del tutto con le foglie e li lascio al piccolo popolo che sicuramente abita quei boschi. 

 

La salita al Lago Nero 

 

Dal passo dello Zovallo al Monte Bue: il Lago Nero

Dopo aver camminato per un po’ sulla terra e sulle foglie che iniziano a cadere, il sentiero cambia, diventando più sassoso, sconnesso e in salita. 

Ho come l’impressione di star camminando nel greto di un torrente secco. 

Ci fermiamo a bere e mentre aspetto il mio turno noto dei grossi massi pelosi incastonati come pietre negli anelli. Sono proprio belli da guardare. 

Riprendiamo il percorso e dopo una tranquilla mezz’ora siamo arrivati finalmente alla prima tappa: il Lago Nero. Di nero ha proprio poco, anzi la vegetazione che si riflette nello specchio d’acqua lo rende di un bellissimo verdone. 

 

Arya alla conquista del lago! 

 

Girl power: Laura, Lucy e Arya!

Tempo di ragionare sulla scala cromatica del lago che Arya è già in acqua. 

Esce e rientra. 

Corre, si tuffa, prende male le misure e ruzzola vicino ad sasso viscido. 

Dobbiamo ammettere che fa molto ridere.

Lucy invece si avvicina all’acqua e con la sua grazia da elefantino salta e mi raggiunge sul sasso solitario che sono andata ad esplorare. 

Arya ci riprova e finalmente riesce ad atterrare, tutta goffa, vicino a noi. 

Facciamo qualche foto di rito per immortalare questa simpatica impresa. 

Ci incamminiamo per continuare la passeggiata costeggiando il lago; ci sono svariate persone che si godono la tranquillità sulla riva, magari leggendo un libro o semplicemente guardando il panorama. 

 

Seconda parte del percorso: dal Lago Nero al Monte Bue

 

Superate delle panche e tavoli di legno riprende il sentiero nel bosco che ci porta sulla cima del monte. 

È in salita e a zig zag, quindi si sale di parecchio ma ce ne accorgiamo poco. 

Attira la mia attenzione una distesa di sassoni alla mia sinistra. Non bisogna percorrerlo per arrivare alla meta ma, non so perché, mi ricorda un sentiero alla Indiana Jones. Uno di quelli in cui se sali sul sasso sbagliato cadi di sotto. Tiro un virtuale e anche inutile sospiro di sollievo e raggiungo il mio gruppo che nel mentre ha continuato a salire. 

La salita ci dà un attimo di tregua e arriviamo in un spiazzo erboso dove ci aspettano qualche nuvola bassa e due pratici fungaioli in tuta mimetica e cavagno che, veloci e silenziosi come ninja, scrutano il terreno centimetro per centimetro.

È arrivato il momento dell’ultima salita. 

 

Sulla cima del Monte Bue

 

La cima del Monte Bue

Fabrizio e Arya sulla vetta del Monte Bue

Il dislivello inizia a farsi sentire e il cielo a brontolare. 

Sta arrivando un temporale e quindi aumentiamo il passo per arrivare più in fretta possibile in vetta. 

La salita a zig zag ci avvicina piano piano al nostro punto di arrivo. 

Da lontano vedo il rifugio, chiuso perché non è stagione. Una struttura che non capisco bene cosa sia. E un impianto di risalita, chiuso anche quello.
(info su rifugio e impianti, per quando sarà nuovamente possibile fruirne, a questo link: http://www.impiantivaldaveto.it/rifugi/rifugio-monte-bue)

Mentre completiamo gli ultimi metri in salita provo a fare qualche foto al panorama ma non si vede nulla. Solo nuvoloni. Mentre il cielo brontola ancora, eccoci finalmente arrivati sulla cima del Monte Bue (1775 m). Sicuramente in giornate terse la vista deve essere mozzafiato ma oggi non è così. Facciamo qualche foto veloce alla croce posta sulla cima e scendiamo velocemente verso il lago. Il cielo sembra arrabbiato e non vorremmo prendere un fulmine in testa. 

 

Dal passo dello Zovallo al Monte Bue: la discesa tra tuffi e biscotti 

 

Lucy e Arya vanno davvero forti in discesa, noi invece dobbiamo stare attenti a non ruzzolare. Siamo di nuovo vicini al lago, dove decidiamo di pranzare in una piazzolina lì vicino. Arya fa spola fra un biscottino e un mini tuffo in acqua. Lucy invece non si sposta di un millimetro in attesa della sua razione. Ci rilassiamo per un po’ perché si sta davvero bene… La calma che ci trasmette lo specchio d’acqua è veramente rinfrancante. 

Dopo un ultimo bagno per Arya e la giusta siesta ripartiamo con calma. 

Il percorso è lo stesso dell’andata. Ripassiamo su quello che ci sembra sempre più un greto del fiume in secca. Ritorniamo nella bellissima faggeta dove controllo se qualche piccolo elfo ci spia da dentro un albero. Salutiamo una tenera coppia che passeggia lentamente mano nella mano e in poco tempo siamo ritornati al grosso posteggio, che nel frattempo si è un po’ svuotato. 

 

Fare trekking è appagare le motivazioni. Qualunque esse siano!

 

Mentre stiamo tornando a casa penso a quanto sia normale avere le proprie motivazioni, qualunque esse siano. E quanto sia giusto appagarle. E quanto sia importante ascoltarci e ascoltare coloro con cui abbiamo deciso di dividere la vita. 

Così, mi giro indietro per controllare Lucy e Arya e magari scambiare con loro uno sguardo di intesa ma non vedo le loro teste spuntare, segno inconfutabile che stanno beatamente riposando. 

Allora penso che si dorme decisamente meglio quando si è soddisfatti. 

Si dorme meglio dopo aver messo i piedi (o le zampe) in una pozzanghera. 

Si dorme davvero meglio quando siamo appagati da quello che ci piace. 

Qualunque cosa sia.

Laura

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *