Come in Jurassic Park: l’escursione al lago della Coicia

L’escursione al lago della Coicia (cascata) in Valle Orba

Ogni tanto ci piace osare un po’, diciamo.
Trovare escursioni meno conosciute, magari raccontate da qualcuno in qualche piacevole serata con gli amici.
Quello scambio di informazioni fatto di racconti e esperienze, spesso vicendevoli, che entrano in testa e che stanno a riposo per un po’.
Poi, qualche tempo dopo magari ti si accende una lampadina e ci ripensi. E allora vai a ricercare il racconto nella testa, qualche particolare che ti illumina e ti aiuta a ricordare.
Avventurosa, dolcemente solitaria e meritevole di fotografie che diventano cartoline.
Parlo del Lago della Coicia.

La partenza: in auto direzione Masone 

Io ammetto che non ne avevo mai, e dico mai, sentito parlare.
Recupero qualche informazione su internet.
Ci ispira tantissimo.
Decidiamo di andarci, in piena estate, prendendo un giorno libero dal lavoro, prendendo un giorno di riposo da questa estate stranamente caotica e fatta anche da equilibri spezzati.
È pieno agosto, quindi, dopo aver indossato abbigliamento leggero, zaini carichi di acqua e tanta voglia di avventura, partiamo.
Lucy e Arya ci guardano un po’ male.
È mattina presto, non c’è ancora caldo ma comunque si chiedono se davvero devono entrare in macchina.
Circospette e poco convinte, ci assecondando e salgono.
Siamo tutti pronti.
Si parte.
La prima destinazione è l’autostrada con uscita a Masone.
Percorriamo l’autostrada, attraversiamo il nuovo ponte San Giorgio ed è davvero una strana emozione. Fra gioia e tristezza.

Nell’entroterra di Genova verso Tiglieto 

Dopo il tempo di percorrenza dovuto usciamo a Masone e devo ammettere che fa parecchio strano.
Non so perché, probabilmente è la prima volta che usciamo qua.
Una volta pagato il pedaggio, si prosegue verso Campoligure e Rossiglione.
Il panorama è quello tipico dell’entroterra.
Sappiamo che dobbiamo proseguire per Tiglieto.
Infatti dopo qualche chilometro prendiamo la deviazione a sinistra.
Saliamo, saliamo, saliamo e ci troviamo in luoghi e scenari diversi.
Spuntano, infatti, i paletti segnaneve; i quali, data la splendida giornata estiva, sembrano lì per caso.
Vuol dire che qua spesso nevica anche se siamo modestamente vicini a Genova.

Alla ricerca del lago 

Continuiamo a seguire le indicazioni che ho preso da Internet ma non riusciamo a trovare la deviazione giusta.
Ci perdiamo pure e infatti finiamo nel nulla.
Vogliamo trovare questo lago ma i pianeti ci sembrano avversi.
Lucy e Arya, senza parlare, ci dicono chiaramente che ci odiano tantissimo. Le rassicuro e prometto tanto premi appena giunti a destinazione. Dopo una buona mezz’ora di giri a vuoto, decidiamo di chiedere a due persone che troviamo a chiacchiere sulla strada. Sono gentilissimi e molto sorridenti.
Forse non vedono tante persone o forse sono così di natura. Non lo so, però so che ci danno le indicazioni che ci mancano per trovare finalmente l’agognata meta.
E infatti, con le giuste indicazioni, ci illuminano la via.
Seguiamo la deviazione per Acquabianca e posteggiamo, come ci è stato detto, al terzo ponte che troviamo sulla strada. Il posteggio va inventato.
E così facciamo.
Lasciamo la macchina in un anfratto con la speranza di trovarla al ritorno.
Siamo finalmente arrivati!
Scendiamo, ci incamminiamo.

L’inizio del percorso: la “Piazzetta delle Chiacchiere”

Si percorre per qualche centinaia di metri una strada senza sbocco, asfaltata di fresco.
Arriviamo, finalmente, alla “piazzetta delle chiacchiere”.
Una piazza con vicino una casa rossa, curatissima, che trasmette tanta tranquillità.
Continuiamo su una stradina sterrata che costeggia un fiume.
Lucy e Arya finalmente possono farsi una corsa liberatoria. Siamo baciati dal sole delle 11 e nonostante la calura si sta discretamente.
Il fiume poi ci fa da colonna sonora.
Niente male.
Dopo pochi centinaia di metri nel bosco, il sentiero si interrompe bruscamente.
C’è un struttura di ferro arrugginita che segna il punto in cui scendere. E quando dico scendere, intendo lanciarsi verso il basso, nel greto del fiume.

È l’ora dei tuffi!

Ci arrampica in basso parecchio bruscamente tramite un sentiero di sassi e gradoni.
Vedo lo sguardo di sdegno di Lucy e mi sento un po’ in colpa.
Scendiamo con calma e ci ritroviamo tutti e quattro in questa piccola spiaggia fluviale.
Nemmeno a dirlo, Lucy e Arya sono a farsi il primo bagno della giornata.
Rinfrancate grazie all’acqua fresca, ripartiamo verso il Lago.
Guadiamo il fiume saltellando sui sassi con allegria e ci ritroviamo sul sentiero alla nostra destra.
Il primo pezzo di salita nei boschi non sempre così impegnativo; in realtà ci si allontana di molto dal greto del fiume. Ma solo se ci si fa caso. Si sta così bene con questo rumore costante di acqua e quest’ombra che non ci accorgiamo che piano piano il paesaggio è l’altitudine stanno cambiando.

Amore è… Una marmitta a forma di cuore!

Saliamo ancora parecchio fino a che non arriviamo ad un bivio con dei grossi sassi.
La nostra deviazione è a sinistra.
La prendiamo e dopo aver raggiunto il picco roccioso su questa splendida terrazza affacciata sulla valle si inizia a scendere.
Piano piano ritorniamo verso il fiume.
Ed è così che arriviamo alla bellissima marmitta a forma di cuore.
Si, subito non si nota. Ma basta attraversare il fiume e salire sui roccioni che sembrano messi lì apposta per notarla. È davvero bellissima! Ci viene voglia di lanciarci con un bel tuffo bomba ma forse è meglio di no.
Però ammiriamo il panorama verso il basso facendo qualche foto.
Non siamo ancora arrivati al lago perché bisogna ancora scalare qualche roccia e poi riscendere nuovamente.
Come avventura direi che non è niente male.

Into the wild

È finalmente, dopo aver camminato per quasi un’ora nel bosco selvaggio, siamo arrivati.
Appena abbiamo la completa visione di quello che abbiamo davanti, nella mia mente parte la colonna sonora di Jurassic Park. Non tanto perché sta per spuntare un T-Rex ma perché sembra di essere alle Hawaii.
Davvero.
Un bellissimo lago, con acqua freschissima e limpidissima e una cascata.
La quale è sovrastata da un enorme sasso che non sembra nemmeno appoggiato.
Sembra quasi fluttuare.
È davvero un paradiso.
Arya e Lucy sembrano esterrefatte quanto noi.
Zampettano al fresco e si dissetano.
Ho visto Arya rincorrere un pesciolino che ha fatto capolino ed è subito scappato via.
Le guardo mentre si divertono a esplorare ogni angolo mentre faccio il pediluvio ghiacciato migliore della mia vita.

Sulla riva del lago 

Ovviamente decidiamo di mangiare qua.
Siamo solo noi 4, stendiamo gli asciugamani e tiriamo fuori i panini.
Mangiamo con una vista che splendida è dire poco.
Si sta a meraviglia.
Ci rilassiamo, facciamo foto e ci divertiamo a tirare sassi in acqua per vedere quanti rimbalzi fanno.
Sono scarsa a questo gioco.
Probabilmente, se potessero, Lucy e Arya farebbero più punti di me.
Ci prendiamo tutto il tempo necessario per goderci questo luogo meraviglioso ma vediamo arrivare una piccola famiglia in villeggiatura e così decidiamo di lasciare un po’ di tranquillità anche a loro.
Facciamo due chiacchiere con loro sulla difficoltà di trovare questa meta e nel mentre raccogliamo le nostre cose.
Vedo Arya triste perché ha capito che si va via. Sono quasi certa che qua lei ci vivrebbe, magari come custode.
Lei, che è nata per l’avventura, spirito libero dei boschi.
Prima di girarci per riprendere lo stesso sentiero ma a ritroso faccio ancora qualche foto e ci lascio anche un pezzo di cuore.
Ci ritorneremo di sicuro.
Saliamo, scendiamo, guadiamo e dopo un po’ siamo di nuovo alla deviazione segnalata dalla struttura in ferro.
Decidiamo di continuare perché si arriva ad un altro laghetto.
Continuano per andare a curiosare ed effettivamente c’è un altro bacino.

Verso il secondo laghetto

Ci sono famiglie con bambini che si godono l’acqua sopra ad un materassino.
Lo scenario è carino ma decisamente meno incantevole del Lago della Cöicia.
Ci sediamo una mezz’oretta all’ombra e ci godiamo ancora un po’ il fresco.
Però ormai è giunta l’ora di tornare verso casa. Ritorniamo alla struttura in ferro e risaliamo. Lucy, questa volta, non mi fulmina con lo sguardo come all’andata. Qualche centinaia di metri nei boschi e siamo di nuovo alla
Piazzetta delle Chiacchiere. Ritorniamo alla macchina che c’è ancora ed è pure all’ombra.
Risaliamo e via.
Torniamo alla civiltà.

Come in Jurassic Park (ma senza il T-Rex)

Con la colonna sonora di Jurassic Park nella testa penso a quanto è bello lasciare in pausa la vita normale per qualche ora e concentrarsi su nuove e stimolanti avventure.
Certo, senza dinosauri.
Ma con due compagne di viaggio speciali che si divertono insieme a noi.
E lo so perché guardandole bene sono felici.
Lo so perché, proprio ora mentre le osservo, sorridono.

Laura Barresi

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