Itinerari storici – Jeannie Von Mumm, la donna che salvò Portofino dalla furia nazista

Le casette colorate che abbracciano il promontorio e si specchiano nel mare; le imbarcazioni che ondeggiano di fronte alla piazzetta, simbolo indiscusso del glamour e della Dolce Vita; l’imponente Castello Brown che si erge di vedetta e la chiesa di San Giorgio che svetta, affacciandosi sulla scogliera dove di infrangono le onde spumeggianti; i sentieri che serpeggiano nel verde del Parco, permettendo agli escursionisti di godere di un panorama incredibile. 

Difficile pensare che tutto questo avrebbe potuto non esistere più. Eppure, c’è stato un momento in cui la Riviera, l’Italia, il mondo intero, hanno rischiato di perdere Portofino. Un momento in cui l’Italia stava attraversando una delle pagine più buie della sua storia: l’occupazione nazifascista. Solo un miracolo avrebbe potuto salvare il Borgo. Fu quello che accadde. E fu una donna a compierlo. 

L’antefatto storico 

Eva Braun a Paraggi (frame di un filmato dell’epoca)

Ogni estate, dal 1938 al 1942, una giovane dai capelli biondi e gli occhi celesti, vestita con abiti eleganti, scendeva dall’hotel Splendido di Portofino, dove alloggiava con la madre e la sorella, fino alla spiaggia di Paraggi. Non era una donna qualunque: era Eva Braun, la compagna (e poi moglie, poche ore prima del suicidio nel bunker) di Adolf Hitler, l’uomo che pianificò la follia dell’Olocausto di cui oggi, Giorno della Memoria, ricordiamo le vittime. Qualche tempo dopo, paradossalmente, quella che era una meta di villeggiatura per la Braun divenne un bersaglio da colpire per il Fuhrer. 

Il Piano Zeta 

Con l’avanzata degli Alleati, il piano di Hitler per il Nord Italia era quello di distruggere impianti industriali, luoghi strategici o considerati particolarmente significativi. Una vera e propria “black list”, in cui venne inserita anche Portofino. Il motivo? Ciò di cui si era “macchiato” il Borgo era proprio l’esser stato meta degli ultimi giorni di vacanza e spensieratezza della compagna. E Hitler non poteva sopportarlo. Il destino della “Perla del Tigullio” sembrava segnato. 

Il comandante nazista

Era l’aprile 1945. Al comando del distaccamento tedesco a Portofino era il tenente Ernst Reimers: lo stesso che, nel dicembre 1944, fu responsabile dell’operazione nota come “l’eccidio dell’Olivetta”, che portò alla fucilazione per rappresaglia di 21 partigiani e un civile. Le mine erano già state sistemate. Gli ordini di Hitler, impartiti a marzo, sembravano incontrovertibili. La speranza per Portofino, ridotta al lumicino. Quel lume, però, si accese. Diventò fiamma. Ardente come il fuoco del falò di San Giorgio, patrono di Portofino, che si sarebbe festeggiato il 23 aprile.

San Giorgio e “l’ultimo miracolo”

Jeannie e Alfons von Mumm

A salvare Portofino fu la baronessa Jeannie Watt von Mumm, giunta a nel Borgo nel 1920 a seguito del marito, il diplomatico tedesco Alfons Von Mumm (curiosità: il nobiluomo era appassionato di fotografia e fu il primo a scrivere una guida turistica di Portofino). Fu lei a intercedere con il comandante Reimers. Gli parlò una volta. Poi, una seconda. Il terzo colloquio – quello decisivo – avvenne proprio la sera della festa di San Giorgio. Il giorno dopo, i nazisti abbandonarono il Borgo. Portofino era libera. 

Giorno della Memoria: in cammino tra i ricordi 

Oggi, una lastra in bronzo posta nel “cimitero protestanti” nel camposanto di Portofino (accanto alla chiesa di San Giorgio) ricorda la baronessa Von Mumm, alla quale, nel 1949, venne assegnata la cittadinanza onoraria. Così recita la stele: “Alla baronessa von Mumm, pervasa dal profumo del mare e dalle carezze del vento, che fermò la barbarie con gesto coraggioso. I cittadini di Portofino posero a memoria”. 

Se siete appassionati di itinerari storici e culturali, il piccolo cimitero di Portofino – e la lapide dedicata alla salvatrice del Borgo – meritano senza dubbio una visita. Il camposanto si raggiunge a piedi, salendo da piazza “Martiri dell’Olivetta” in direzione della chiesa di San Giorgio. 

In occasione del Giorno della Memoria, abbiamo voluto ricordare questo episodio particolare che il giornalista Marco Delpino, qualche anno fa, ha raccontato approfonditamente nel libro “Operazione Sunrise – L’ultimo miracolo”, edito da Tigulliana.

Perché anche dopo le tenebre più fitte, il sole torna sempre a sorgere. 

 

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