Urban hiking – percorso 1: Le due Torri

Percorso numero 1:   Le due Torri
Tempo  di percorrenza con camminata lenta: 30 min
Livello difficoltà da 1 a 10: 2
Partenza: piazza Cile , Rapallo

Piazza Cile

Questo breve percorso di trekking urbano parte dalla centralissima Piazza Cile. 

Salita Cappelletta

Attraversiamo la strada dal semaforo lato sede della Croce Bianca, in direzione delle colline, e prendiamo via Trento. Arrivati all’incrocio con la trafficata via Mameli, giriamo a sinistra e attraversiamo la strada. Ci troveremo di fronte il cartello che ci indica “salita Cappelletta”. Una stradina stretta, percorribile giusto da un motorino che si inerpica in mezzo ai massicci condomini di questo quartiere. (foto2)

Questa piacevole salita ci porta a tagliare la bella collina di Rapallo, che fa da spartiacque tra via Torre del Menegotto sulla destra e via Castruccio sulla sinistra. In entrambe le direzioni ci sono molte stradine che portano ai vari condomini e sono giustamente usate dagli autoctoni per passeggiate coi cani o come scorciatoie per fare la spesa in centro.

Superata una parte della salita caratterizzata da gradini molto lunghi, dove i più fissati potranno allungare il passo e apprezzare il lavoro extra dei glutei , troveremo sulla destra la famosa Torre del Menegotto , storico edificio Rapallino totalmente ristrutturato e all’apparenza abitato. (foto 3 ). 


Focus: la Torre del Menegotto

La Torre del Menegotto

La pittoresca costruzione svetta su un poggio nel sestiere Cappelletta (i Sestieri sono le aree in cui è suddiviso il territorio di Rapallo). È riconducibile alla famiglia Fieschi, una delle più importanti e potenti famiglie genovesi in epoca medievale. Dopo diversi passaggi di proprietà nel corso dei decenni, nel XX secolo è stata acquisita dalla famiglia Zignago che ha aggiunto i merli visibili in cima alla torre. Attorno sorgevano campi che venivano dati in affitto per essere coltivati come uliveti. Vi erano anche una vigna e diversi mulini. Il nome “Menegotto” venne attribuito alla Torre solo nell’800 (prima era appunto denominata “Torre Fieschi”), ma non è certa l’origine del nome. La torre, essendo privata, non è visitabile ma è ben visibile dalla pedonale sottostante. [fonte: Pier Luigi Benatti, “La Torre Fieschi”, dal periodico “I Rapallin” n. 11/2016].


Vista su Torre Baratta

Oltre la torre , in un breve tratto in pianura, possiamo concederci qualche minuto per ammirare la vista aperta sulla città e la bellezza delle villette costruite in questo tratto tranquillo e nascosto.

Superato questo falso piano, ci si parerà dinanzi una piacevole cornice di verde, da cui svetta in tutto il suo splendore la Torre Baratta, anch’essa da poco restaurata .(foto 4).


Focus: la Torre Baratta

I documenti ci portano al XII secolo, quando a Rapallo, a scopo di difesa, venne fatta costruire una torre su una collinetta in posizione assai strategica, che dominava l’attuale Valle di via Laggiaro, la zona che oggi è il popoloso quartiere di Sant’Anna e la valle di San Pietro. Pare che il castello, in origine, avesse tre torri e all’interno vi fosse il banco dietro cui si amministrava la giustizia in occasioni straordinarie (la funzione era normalmente svolta in un palazzo di Vico della Corte, oggi Vico De André, nel centro storico). Da qui, la denominazione di “Castello della Banca”. I cenni storici successivi parlano poi di una torre, detta “Torre dei Molfini”, utilizzata come ritiro in caso di pestilenze. Nel 1800 la torre seicentesca passò dalla famiglia Molfini- Pini della Cella al barone Giacomo Baratta, da cui L’attuale nome. La torre, a forma quadrangolare, è stata forse parzialmente ricavata dai ruderi del preesistente castello. [fonte: Angelo Canessa, “La Torre Baratta”, dal periodico “I Rapallin” n. 9-10/2016].


Inizio della discesa

Poco più avanti, inizia una discesa piuttosto decisa, con delle scalette sulla destra e una strada carrabile di cemento sulla sinistra (foto5). Qui la strada si biforca, ma noi non ci facciamo distrarre dal curioso stradino che scende accattivante sulla destra (lo tratteremo in un altro itinerario), ma proseguiamo testardi sulla sinistra tenendoci sulla strada carrabile e oltrepassando i terreni adibiti a recinti per galline e immancabile asinello, per poi ritrovarci proprio sopra il parco delle Fontanine.

Il percorso-vita nel Parco delle Fontanine

Sbucati qui possiamo intrufolarci nel parco ( foto 6/7) e approfittare  degli attrezzi per i corpo libero che sono dislocati nella parte bassa dopo il ponticello e rinforzare un po’ le braccia e la schiena con qualche serie di trazioni. Se siete accompagnati da amici a quattro zampe potrete lasciarli liberi nell’apposita zona recitata a socializzare con altri cani. Per i più pigri ci sono delle piacevoli panchine, collocate sotto delicati alberelli, ideali per le calde giornate estive o per concedersi qualche momento di riposo dopo la breve sgambettata in collina. Ahimè siamo quasi giunti alla fine del nostro primo itinerario!

Oltre il cancello del parco, torniamo nella civiltà e nel delirio d’onnipotenza degli automobilisti rapallini.  Se riusciamo ad attraversare indenni via Mameli e a dirigerci verso il fiume Boate, consiglio di passare attraverso la piccola e ombrosa via Savona, dove una pittoresca pompa idraulica manuale attrae ogni volta la mia attenzione e mi fa ripensare ai vecchi discorsi dei nonni  che mi raccontavano di quando quelle vie erano tutte un fiorire di orti. (foto8)

Flavio Bona

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3 risposte

  1. Angiolina ha detto:

    BEllissima questa spiegazione di effetto e “storica” e belle le foto grazie ❤️

  2. angelo ha detto:

    fate un lavoro di socializzazioni di queste esperienze meraviglioso; potreste, per i meno esperti di Rapallo, mettere il percorso su una mappa? grazie, ciao

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