L’anello dei 5 Campanili a Zoagli tra storia, profumi di buon cibo, vecchi amici e paesi fantasma

Esistono dei trekking che sono delle vere e proprie storie da imparare, custodire e raccontare.
Storie che si intrecciano con quello che siamo e che faranno parte di noi per molto tempo.
Forse per sempre.
Il sentiero dei 5 Campanili, per quel mi riguarda, è uno di questi.

L’itinerario dei 5 Campanili: una storia da raccontare

Quest’avventura è un bellissima miscela che comprende mare e monti, città e boschi, sacro e profano e anche la visita ad un piccolo paesino abbandonato.
Si, proprio un paesino abbandonato con tante storie ancora da raccontare.
Così, in un bellissima giornata di primavera, prepariamo tutto l’occorrente per affrontare questa nuova avventura.
Gli zaini con il pranzo, l’acqua fresca, i premietti per Lucy e Arya e il thermos pieno di caffè americano.
Siamo pronti!
Prendiamo la macchina e partiamo.

La partenza: Sant’Ambrogio di Zoagli

Per iniziare questa bellissima camminata vi consigliamo di partire dalla bella Chiesa di Sant’Ambrogio (Zoagli).
Posteggiata la macchina, ci avviciniamo alla chiesa, faccio la foto del primo dei cinque campanili e notiamo subito il segnavia che ci accompagnerà per tutto questo meraviglioso percorso ad anello.
“Toccare” il primo campanile è stato facilissimo ma siamo solo all’inizio.
Notiamo che questa giornata ha colori davvero meravigliosi.
Siamo proprio fortunati!
Continuiamo prendendo la scalinata alla destra della chiesa che scende verso una strada asfaltata.
Lucy e Arya vorrebbero andare ma ovviamente non possiamo liberarle.
Si adeguano alla situazione come solo loro sanno fare e fra un’annusata ed un’altra passando fra bellissime villette e scorci niente male, procediamo tranquilli verso il secondo campanile.

Seconda tappa: la chiesetta di San Pantaleo

Seguiamo la strada che in pochissimo tempo ci porta al secondo campanile!
Siamo arrivati alla piccola e sincera chiesetta di San Pantaleo.
Facciamo la foto di rito.
Curiosiamo qua e là.
Cerchiamo di immaginare come sia dentro visto le minuscole dimensioni e poco dopo ripartiamo.
Il sentiero, proprio dietro alla chiesa, adesso è una mulattiera che scende fra piccole case.

 

Lucy e Arya come Hamilton e Verstappen

Liberiamo Lucy e Arya per la prima corsa della mattina visto l’addentrarsi in un boschetto.
Le guardiamo mentre percorrono i tornanti in discesa e sembra di assistere ad un gran premio di formula uno fra cani da corsa.
Scendiamo piano piano e cerchiamo di capire dove siamo.
Abbiamo l’Aurelia di levante proprio sotto di noi e il mare alla nostra destra.
La giornata è ventilata ma non troppo.
In pochissimo tempo arriviamo sulla strada statale.
Acchiappiamo le ragazze, ci avviciniamo al segnavia che ci dice di attraversare la strada e così facciamo.
Adesso siamo ufficialmente in Aurelia.

Tra creuze e profumo di buon sugo

La percorriamo per poco tempo però, perché poco dopo troviamo della scalette a scendere che ci portano in una stradina sottostrada, nuova e ben tenuta, che ci porterà a Zoagli.
È davvero una stradina carinissima che non conoscevamo.
Al riparo dalla strada e nella tranquillità di piccoli agglomerati di casette, la percorreriamo.
Qualcuno sta facendo il sugo.
Ci viene voglia di fermarci a chiedere asilo perché il profumo è davvero invitante.
Anche Lucy e Arya, buongustaie, seguono la traccia fino a fermarsi davanti ad una porta.
A malincuore però continuiamo a camminare.
Con somma delusione delle ragazze.
La pittoresca stradina ci porta così alla prossima metà.
Zoagli.

Tappa numero 3: la chiesa di San Martino

Arriviamo sulla piazza principale, c’è il piccolo mercato settimanale.
Decidiamo di fermarci 5 minuti per prendere un espresso e godere di qualche istante di relax su una panchina.
La giornata sembra andare a rallentatore tanto si sta bene in questo momento.
Lucy e Arya bevono acqua fresca e si sdraiano per terra in attesa di poter continuare.
Qualche premietto per loro e una iniezione di caffeina per noi.
La brezza marina che arriva fino a noi ha un profumo avvolgente.
Decidiamo di ripartire verso il terzo campanile.
Cioè, la chiesa di Zoagli.
Un minuto di strada ed eccoci arrivati alla meta.
Facciamo la foto di rito, ci guardiamo intorno e poco dopo ci mettiamo in marcia verso il quarto.
Per ritrovare il percorso bisogna attraversare la piazza principale e prendere la scalinata.
Infatti il segnavia è proprio davanti a noi.
Saliamo piano piano, fino a ritrovarci di nuovo in Aurelia.
Mi fermo però qualche momento a fare delle bellissime foto dai colori sgargianti.
Incontriamo una dolcissima mamma con un piccolo bambino in braccio che fa “ciao ciao” con la manina a Lucy e Arya.
Rispondo per loro con un sorriso e un “ciauuu” rivolto al piccolo gnomo e continuiamo.
A questo punto bisogna attraversare la strada per ritrovarsi nuovamente su una scalinata ben segnalata e fra casette carinissime.
Non ce ne accorgiamo sul momento ma effettivamente il dislivello inizia a essere importante.
Probabilmente percorrendolo su strade asfaltate e scalinate ben tenute, pesa di meno.
Infatti vediamo davanti a noi ma ancora lontano il quarto campanile. San Pietro di Rovereto.

In salita verso la tappa 4: San Pietro di Rovereto

Passiamo fra orti e uliveti pettinati e in una buona mezz’ora siamo alla chiesa.
Poco prima, un piccolo belvedere segnalato da un cartello ci mostra l’immensità del panorama che abbiamo davanti.
Arriviamo alla chiesa di San Pietro e facciamo la foto di rito.
In poco più di un’oretta dall’inizio del trekking siamo già al quarto campanile.
Piccola pausa per bere e ripartiamo.
Per la gioia di Lucy e Arya, adesso il percorso si fa più selvaggio.
Infatti il segnavia ci invita a percorrere un sentierino sterrato fra fasce e orti ben tenuti.

L’immancabile pitstop  di Arya: il bagnetto!

Per la gioia di Arya troviamo anche un torrentello dove finalmente lei può fare una delle cose che ama di più:
Il bagno!
L’acqua è limpida e fra un bevuta e l’altra, una zampettata e l’altra, Arya scodinzola gioiosamente.
A questo punto, attraversiamo di nuovo la strada, prendiamo un piccola scalinata che ci porta di nuovo tra i boschi e andiamo avanti verso il prossimo e ultimo campanile.
Prima però ci godiamo una buona mezz’ora di cammino fra gli alberi.
Si sente solo il rumore dei rami che si muovono al ritmo del vento.
Il panorama è da cartolina.
Passata località Cassottana, spuntiamo a Cerisola.
Attraversiamo la strada che ci porta ad un piccola scalinata e ad un ponticello da attraversare.
È l’ora di pranzo e abbiamo tutti fame.
Approfittiamo degli eventi favorevoli e telefoniamo ad un amico che abita da quelle parti per salutarlo e magari pranzare insieme.
Così succede.
Ci diamo appuntamento davanti alla chiesetta di Cerisola che ci offre tanto spazio per poterci sedere e farci accarezzare dal sole.
La piccola chiesa non fa parte dei 5 Campanili, anche perché pare sia sconsacrata, però è davvero carina.

Arriva il rifornimento culinario!

Massimiliano arriva con il pranzo e Lucy e Arya gli vanno incontro felici.
Probabilmente perché lo hanno riconosciuto come amico ma anche perché lui ha un piatto di pasta in mano.
Per cosa sono così felici?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Ci salutiamo e scambiamo impressioni e storie su quello che abbiamo vissuto finora.
Una birretta divisa fra tutti, un piccolo pranzo e un caffè americano e siamo quasi pronti per ripartire.
Lucy e Arya comodamente sdraiate al sole a rilassarsi a loro volta, si rialzano di scatto appena notano che stiamo smontando il piccolo bivacco.
Via, ripartiamo alla volta del quinto e ultimo campanile.
Semorile.

Verso la tappa 5: San Giovanni Battista in Semorile

Scendiamo sulla strada principale e poco dopo imbocchiamo la deviazione a sinistra per il piccolo paesino.
L’ingresso è incastonato tra piccole casette ben tenute e una scalinata che ti porta proprio alla meta.
Ed eccoci arrivati alla chiesa di Semorile. Facciamo la foto di rito con il quinto Campanile e ci guardiamo soddisfatti fra di noi.
Inizia adesso la parte finale del trekking.
Con Lucy e Arya libere di nuovo di muoversi a loro piacimento, prendiamo il cartello che indica Sant’Ambrogio/Sexi.
Un leggera discesa ci porta ad un laghetto, Arya ci si avvicina e Lucy la segue.
Un gentile signore che sta potando i suoi ulivi ci guarda sornione.

La Murta

Riprendiamo il sentiero che ci conduce, forse, alla parte più dura. Una scalinata parecchio ripida formata da 200 gradini nel bosco, chiamata la Murta. Saliamo con molta calma.

Finita la scalata arriviamo finalmente all’ultima e interessantissima tappa.
Sexi.

Il traguardo nel paesino fantasma

Sexi è un paesino abbandonato dagli anni 80.
Un complesso di case fantasma paradossalmente ancora in buono stato.
Le porte sono aperte e volendo si può entrare nei ruderi.
Cosa che non facciamo, un po’ per non turbare questa bolla contadina ferma nel tempo e un po’ per sicurezza.
Finestre vista mare e parquet ancora in buono stato mi colpiscono molto.
Mentre faccio delle foto però cerco di guardare meglio cosa è rimasto di quello che una volta era un paesino vivo a tutti gli effetti.
Cerco di pensare a quante storie ci sono state tra queste mura e quante forse ne siano state dimenticate.
Magari qualcuna, invece, si è salvata e viene ancora raccontata di generazione in generazione.
Tutto ciò ha un non so che di antico e moderno allo stesso tempo.
Di quello che era e quello che potrebbe essere.
Affascinante è dire poco.
Lasciamo il luogo per continuare il sentiero che ci porta alla piccola chiesetta di Sexi.
Spunta tra gli alberi, giallina e tonda, è stata costruita nel 1629.
Storica è storica.
Sulla sinistra ha una campana con la corda che sembra nuova di zecca.
Pare si possa suonare e che farlo porti bene.
Non ce lo diciamo due volte e ci immortaliamo mentre scampaniamo allegramente.
Lucy e Arya ci guardano strano.
È davvero un’esperienza strana e divertente allo stesso momento.
Dopo qualche foto che renda merito a questo piccolo gioiello incastonato fra gli alberi ripartiamo alla volta di Sant’Ambrogio.
L’ultimo pezzo di sentiero è una leggera e costante discesa verso la civiltà.
Accompagnati dai chiarissimi segnavia, passiamo dietro villette niente male per la quali provo della sincera invidia.
Chi ha la piscina, chi il campo da calcetto e chi ha i pollai più grossi del mio salotto.
Beati loro!
Mentre mi perdo a fissare le case altrui non mi accorgo che siamo praticamente tornati al punto iniziale.

Il rientro

Il sentiero spunta sulla stradina asfaltata esattamente davanti alla chiesa di Sant’Ambrogio.
E in pochissimo siamo di nuovo alla macchina.
Inebriati dall’esperienza e anche un po’ abbronzati torniamo verso casa.
Questo trekking è adatto a tutti.
Umani, piccoli umani e quadrupedi.
Segnalato benissimo e con la possibilità di vivere storie e esperienze diametralmente opposte.
Dal mare ai monti.
Dalla chiesetta tutta sola nel bosco alla chiesa principale di una bella città di mare.
Storie che vanno vissute e raccontate.
E anche custodite.
Con la certezza che anche quello che non possiamo raccontare, comunque vive nel tempo.
Se chiedessero ad Arya e Lucy di raccontarci qualcosa di questa storia, sono sicura che racconterebbero il profumo del sugo, la gioia del tuffo in un ruscello, l’incontro con un amico o una corsa sfrenata tra gli alberi…
Non importa non possano farlo, lo portano e lo costudiscono lo stesso dentro di loro.
A raccontare ci pensiamo noi.
E ci piace parecchio.

Laura Barresi

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